No al prosecco? Bevetevi il petrolio!

Tina Ruggeri Lunedì 30 Gennaio 2017 Ruote Ruggenti

Cammelliamoci e partite... Dov'era il prosecco ora c'è la sharia che si abbatte sul vino con le bollicine. Insomma il ciclismo globalizzato si deve inchinare alla legge dei petrodollari mistificata sotto l'aspetto religioso. Uno sport, quello del ciclismo, dove la religione non v'era mai entrata. Se non alla partenza e all'arrivo delle gare quando i corridori cattolici concentrati pochi istanti prima del via si concedevano la benedizione dall'alto con un veloce segno della croce, ripetuto poi pochi istanti prima dell'arrivo trionfale dal vincitore. Beh... a dire il vero, qualche rosario in gara si si sente, invocazioni alla Madonna e a Dio... ma tutto a fin di bene.

PhotoScanferla M4546NO AL PROSECCO? BEVETEVI IL PETROLIO - Ma qui si esagera. Proibito festeggiare con prosecco o champagne o spumante sul palco. Mai prima d'ora ci si era posti il problema. Ora il politically correct unilaterale impone il divieto di festeggiamento con alcool sul palco perché la religione islamica vieta l'uso di alcolici. E pure delle miss. Lo si è visto ai mondiali di Doha. Niente miss ma solo baldanzosi giovanotti vestiti in abito lungo, turbante in testa e barbona lunga a infoltire e impreziosire il viso.

Il mondo del ciclismo cambia e, a nostro avviso si imbarbarisce. Perché la cultura medio orientale, prima dell'avvento dell'Islam era cultura aperta, impegnata nella ricerca matematica e scientifica (per ciò che scienza si poteva intendere nei primi secoli dopo Cristo), ricerca astrologica, raffinata arte scultorea. E molto altro. Un ciclismo che non riconosciamo più. Gare disputate in percorsi sconfinati senza salite che tali si possano chiamare, ma scalando dune, tra il pubblico di cammelli, gimkane tra pozzi petroliferi e grattacieli disabitati, muti testimoni di una civiltà che ha trasformato tutto con l'odore dei soldi molto spesso travestito da dogmi religiosi.

Un ciclismo che non sa più di fatiche di un tempo, sfide alla Parigi Roubaix o alla Milano Sanremo, ma giro del mondo per correre in eventi nei posti più sconosciuti e accumulare punti con  un sistema ritenuto criptico dai più. Un ciclismo che rischia di implodere su stesso nel nome della globalità e dei soldi senza più rispetto del glorioso passato. Perché il ciclismo non è la pallina da tennis che corre isterica da un punto all'altro di un campo, rincorsa da due atleti. Non è la Coppa Italia tra Milan e Juve giocata all'interno di uno stadio che può essere a Doha come al Penzo di Venezia.

Il ciclismo è vita e movimento, paesaggi, salite, azioni eroiche, scatti.
E festeggiamenti sul palco tra sinuose miss, con la bocca a cuore impastata di rossetto, bottiglie di spumante sparate sul pubblico, fiori, festa.

PhotoScanferla 18999C'E POCO DA FESTEGGIARE - La festa che non mancherà, si spera, al nuovo Giro d'Italia under23, voluto fortemente da Davide Cassani e Marco Selleri. Uno che di organizzazioni se ne intende. Li, ci assicura Cassani ridendo: “Le miss e lo spumante ci saranno. Anche se ci sarà poco da festeggiare. Toccheremo zone devastate dal terremoto e dalle valanghe di neve. Cercheremo di riportare la vita, il divertimento, lo sport. Le tappe? In teoria ci dovrebbero essere tutte. Non nego che con il terremoto e i disastri portati dalla neve, le valanghe, le frane, dobbiamo attendere la fine dell'inverno per verificare lo stato delle strade, delle salite, specie quelle abruzzesi. Perché la sicurezza viene prima di tutto”.

Un Giro d'Italia under23 con un regolamento ferreo. E che sta sollevando non poche polemiche tra i direttori sportivi. “Un vero vespaio. Ognuno dice la propria. Mettere d'accordo oltre trenta tecnici non è cosa semplice. Abbiamo preso delle decisioni che certamente non accontentano tutti, ma dovevamo pur partire – spiega il cooordinatore delle nazionali -. Ci saranno quindici team italiani, due rappresentative regionali una nazionale e quindici squadre straniere. Le migliori al mondo, e abbiamo ben 35 richieste dall'estero. Certo i punti li faranno gli under23, i ragazzi del primo anno io li farei rimanere a casa. Successe anche a me quando ero dilettante. Mi lasciarono a casa dal Giro d'Italia dilettanti, ero appunto al primo anno. Lo lessi ogni giorno sui giornali. In televisione non si vedeva. Non c'era. A chi dice in tono polemico che non farà richiesta perché ha la gran parte di corridori giovani e non li può spremere quest'anno, dico di investire le forze per l'anno prossimo. Offriamo una vetrina importante per il nostro ciclismo giovanile. Intanto partiamo. Vediamo se questo regolamento funziona. Il giorno dopo, terminato il Giro ci siederemo tutti attorno ad un tavolo e confronteremo su miglioramenti o difetti. Insomma è un giro meritocratico. Ci va chi merita. Chi fa i punti. E credo ne vedremo delle belle”.


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