Calcio e Ciclismo, azzurri a confronto: Cassani "Noi stiamo meglio"

Tina Ruggeri Lunedì 13 Novembre 2017 Ruote Ruggenti

Sandro Pochesci. Chi era costui sino a ieri sera. Praticamente nessuno, se non i pochi tifosi della Ternana Calcio. Pochesci e il suo peana di guerra contro la nazionale di calcio di Ventura. Una sventura letteralmente. Un calcio azzurro alla deriva. Fatto fuori da un gruppo di svedesi che con meno grilli nella testa giocano un calcio più concreto, meno signorile, menando ma vincono. Un'Italia al disastro del pallone. Dal quale diventa dura rialzarsi. Un parallelo tra calcio azzurro e ciclismo azzurro ai massimi vertici.

photo scanferla 119X8144Un ciclismo che però Davide Cassani, coordinatore delle nazionali salva quasi in toto.
“A chi dice che all'estero non vogliono i nostri corridori – affonda il cittì -, rispondo che non è vero. Stiamo ricostruendo un vivaio faticosamente, perchè il ciclismo negli ultimi anni è cambiato e in qualche situazione abbiamo perso dei treni importanti. Vero, non ci siamo evoluti, parlo ad esempio del mondo dei dilettanti. All'estero prendono sempre più forma le continental per i giovani. Uno strumento di crescita, un modo per girare almeno l'Europa e conoscere altri modi di fare ciclismo. Per tanti anni tutti hanno attinto da noi. Ora è giusto che comprendiamo dove abbiamo sbagliato e si riparte”.

Lampi azzurri?
“Li abbiamo avuti ad esempio ai mondiali di Bergen in Norvegia. Gli juiores sono saliti sul podio delle cronometro dove da quasi vent'anni non si saliva. Con gli under23 il podio lo abbiamo sfiorato, e ci stiamo adeguando alla mentalità di far correre anche atleti che sono già presenti in formazioni professionistiche. Certo i vincenti dei mondiali di questi ultimi anni militano in formazioni World Tour o Professional e hanno un altro passo. Noi ci siamo fossilizzati nelle corse regionali, specie in alcune zone d'Italia, che hanno tolto ossigeno e respiro al nostro movimento. E molti direttori sportivi e organizzatori non hanno capito che bisognava cambiare passo. Ora con una nuova generazione di diesse, che comprendono che il ciclismo deve essere di larghe vedute, qualche passo in avanti lo stiamo compiendo. Certo, dalle persone esperte abbiamo ricevuto un bagaglio che non possiamo dimenticare, ma ora il confronto si deve fare in un piano differente. Abbiamo pagato negli ultimi anni lo scotto, per gli under 23, di un calendario impoverito. Ma ora lo stiamo facendo ripartire. Abbiamo inserito il Giro d'Italia Under23, che ci ha permesso un confronto internazionale, è ripartito il Giro del Veneto, esiste pure il giro della valle d'Aosta, che punta a ingaggiare soprattutto squadre straniere, però devo anche dire che il movimento azzurro sta salendo di qualità. Eravamo abituati alla quantità, ma ora non è più così. Meglio corse, corridori, team di qualità che una dispersione come c'è stata sinora”.

Al mondo del professionismo passiamo troppo spesso corridori impreparati ad affrontare il salto di categoria e il chilometraggio.
“Ed è per questo – illustra Cassani – che dobbiamo concentrarci su un calendario migliore e con percorsi più duri e tecnici. E comunque nelle squadre world tour, come nazione Italia, abbiamo il numero maggiore di professionisti, anche se non abbiamo nessuna squadra World Tour. Contiamo i migliori tecnici al mondo, la scuola italiana all'estero è comunque sempre seguita e guardata con rispetto. Certo ci manca ancora una medaglia, un podio. Ma ci arriveremo. Non è facile cambiare mentalità da un giorno all'altro. Abbiamo atleti che da dilettanti sono stati gestiti in modo sapiente ed ora nelle World Tour sono considerati tra i migliori atleti al mondo. Uno su tutti Moscon. Ma come lui sta crescendo una nuova scuola, da Fabbro a Conci o Gazzoli. Alcuni dei miglior juniores hanno scelto di fare il salto di categoria con le continental per capire come sta il mondo fuori dai confini tricolori. Li appoggiamo e li sosteniamo in questa scelta anche come Federazione. Eppur si muove, dicevano. Abbiamo vinto la Parigi Tours, Montreal, Plouay, insomma cominciamo ad esserci li davanti, sotto il traguardo. Lavoreremo meglio sul calendario under23 per far ripartire il motore Italia. E ne ho grande fiducia”.

Insomma, andatevi ad ascoltare lo sfogo di Pochesci, lo sconosciuto mister della Ternana. In poche parole ha riassunto i problemi dello sport italiano in generale. Ma il ciclismo ora sarebbe già un passo avanti. Il calcio ha S-Ventura, noi abbiamo Cassani...

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