Vingegaard e l’Italia: la fine o un nuovo inizio?

Marzo 2021.Un giovane ciclista danese mette piede in Italia per prendere parte alla Coppi e Bartali. Si chiama Jonas Vingegaard e già allora, quasi in sordina, l’eco del campione che sarebbe diventato comincia a farsi spazio: prima lungo le nostre strade, poi nel resto del mondo. In quell’edizione scopriamo davvero chi è quel ragazzo nordico: domina la concorrenza con un’autorevolezza e una sicurezza che impressionano. Da quel momento la sua vita cambia. Il passaggio al Tour, nello stesso anno, con quel secondo posto alle spalle di Tadej Pogačar, lo proietta sulle copertine dei giornali e lo trasforma in una promessa ormai pronta a esplodere.

È l’inizio o la fine della sua vita sportiva?
Uomo riservato, freddo, lo sguardo spesso sfuggente: Jonas resta un atleta profondamente introspettivo e timido, quasi in contrasto con l’immagine del campione che digrigna i denti mentre accelera sui passi alpini. Fatica a uscire dal proprio guscio, a conquistare il cuore degli appassionati, soprattutto accanto al suo opposto perfetto: Tadej Pogačar.
In una recente intervista ha ammesso di aver sfiorato più volte il burnout, arrivando persino a pensare di lasciare il professionismo; nonostante i trofei, Jonas sembra sempre in bilico, come se un peso invisibile lo accompagna ovunque.

Maggio 2026.
Jonas decide di tornare in Italia, forse per chiudere quel capitolo aperto cinque anni prima e tentare l’assalto alla corsa più importante del nostro Paese: il Giro d’Italia.
Nel suo palmarès brillano già due Tour de France e una Vuelta a España; manca soltanto la Corsa Rosa per completare il trittico più prestigioso del ciclismo mondiale. È alla sua portata? certo che sì, ma quanti anni avrà ancora per riuscirci? E quanto ancora potrà continuare a reggere la pressione feroce del grande ciclismo? Sarebbe capace di reggere il peso del primo posto al Giro, ma non quello dell’ennesimo secondo al Tour?

Come le persone più umili e segnate dalla sofferenza, è sempre più alla ricerca di una pace interiore, del coraggio di chiudere capitoli del passato che ancora rimbombano nella sua anima: non essere all’altezza di Pogačar, non riuscire a reggere il peso del numero uno sulle spalle, non avere mai abbastanza fortuna da vivere una stagione libera da intoppi fisici.

All’ombra della moglie e del suo bambino, le due anime quiete in cui si rifugia dopo ogni evento sportivo, ricalcola il proprio cammino, un percorso che lo conduce dritto all’8 maggio, al bivio decisivo: imboccare la strada di un nuovo inizio oppure andare incontro a una fine che si annuncia già carica di significato.

Federico De Mercurio

Federico De Mercurio

Appassionato del grande ciclismo, attento osservatore del mondo del pedale, ama cantare le imprese e i protagonisti delle due ruote mondiali