Simon Yates e Caleb Ewan: il rovescio della stessa medaglia

Ha colpito tutti il ritiro fulmineo dell’uscente vincitore del Giro d’Italia, Simon Yates: una lettera aperta affidata ai social e la saracinesca di una carriera che si chiude definitivamente. Corridore schivo, introverso, poco appariscente, insieme al fratello gemello ha segnato la decade appena passata, grazie a una simbiosi rara e a quel modo elegante di condurre la bici, quasi di danzarci sopra.

Simon, dei due, è stato il più vincente: oltre all’ultimo Giro d’Italia ha conquistato la Vuelta 2018 e tappe in tutti e tre i Grandi Giri. Mettere la parola fine nel momento più alto possibile, oltre il quale sarebbe stato inevitabilmente difficile andare, è una scelta che invita alla riflessione. Cosa chiedere di più a un corridore con le sue caratteristiche, in un’epoca che corre ormai a mille, con l’inserimento continuo di nuovi campioncini? Fare il gregario di Vingegaard? Provare a vincere ancora Giro o Vuelta?

L’ultima vittoria di Caleb Ewan in Italia alla Settimana Coppi e Bartali – © Xpix.it // Zannoni

Ha fatto meno scalpore, ma non è stata meno straniante, l’uscita di scena dello scorso maggio di Caleb Ewan. Velocista supersonico, si è sempre distinto per un’attitudine da vero sprinter: due secondi posti alla Milano-Sanremo che gli hanno lasciato l’amaro in bocca, ma anche tappe al Tour e al Giro, oltre a diverse semiclassiche perfettamente nelle sue corde. Nei suoi recenti profili social ha pubblicato un video che lo ritrae insieme al connazionale Sam Welsford, da poco passato in maglia Ineos e oggi tra i migliori velocisti in circolazione, intenti a lanciarsi in una volata al cartello. Ebbene, Ewan nel video riesce a superarlo e a batterlo: un allenamento amatoriale, certo, ma sufficiente a dirci che il tasmaniano sia ancora in ottima forma e che, nella sua specialità, potrebbe competere con i primissimi al mondo.

Perché allora il ritiro? Perché entrambi, in piena e apparente efficienza fisica, hanno deciso di tornare alla propria vita quotidiana?

Le risposte potrebbero essere mille, e solo loro possiedono quella vera. Ci piace però pensare che abbiano raggiunto il massimo possibile, sia in termini di prestazioni sia di risultati, e che oltre quel limite non ci fosse davvero altro. Con una mano sulla coscienza hanno scelto di dire basta, evitando anni anonimi, consapevoli di non poter bissare i successi del passato o di rischiare di finire relegati a semplici controfigure.

Abituiamoci sempre di più a vedere ritiri illustri nel pieno dell’agonismo: senza preavviso, senza spiegazioni definitive, dettati soltanto dall’istinto e dal rispetto per loro e per lo sport che praticano.

Federico De Mercurio

Federico De Mercurio

Appassionato del grande ciclismo, attento osservatore del mondo del pedale, ama cantare le imprese e i protagonisti delle due ruote mondiali