Velodromo di Treviso, Villa: "Nel 2019 dovremo tirare la cinghia"

Tina Ruggeri Sabato 15 Settembre 2018 Ruote Ruggenti

In ogni storia c’è una pietra che fa da testata d’angolo. Gesù fondò la sua Chiesa su Pietro che nominò testata d’angolo. Nel ciclismo la testa d’angolo è quella del velodromo di Treviso - Spresiano. Che finalmente, dopo 33 anni, prende forma. L’idea nasce nel 1985 durante i mondiali di ciclismo sul Montello. Un grande velodromo coperto che in Italia non c’era. E poi via via tanti progetti si sono susseguiti sempre nel trevigiano.

Una lunga passione come gli anni di Cristo. E Pasqua di Resurrezione a Treviso, anzi Spresiano, a le Bandie, dove finalmente sono partiti i lavori. 30 metri di profondità già scavati e gettate di calcestruzzo fatte. E’ la base, la testata d’angolo. Ora inizia la sfida. 18 mesi per costruirlo. Renato Di Rocco, presidente Fci abbassa l'asticella a 16 mesi, Remo Mosole a 14. Ma comunque si fa.

villa“L’anno difficile sarà il 2019 - dichiara Marco Villa il cittì plurimedagliato della pista - Perché dovremo emigrare un pò. Con gli azzurri del quartetto e delle altre specialità andremo un pò ad Aigle, un pò a Formia, un pò sull’Etna. E poi gare di Coppa del Mondo, tante Sei Giorni, i corridori professionisti sono impegnati nelle corse all’estero per cui in un certo senso si allenano. Tireremo la cinghia anche negli spostamenti ma ce la faremo. E se a dicembre del 2019 l’impianto di Treviso sarà pronto si può finalmente preparare la stagione in vista delle Olimpiadi”.

Esulta anche Silvio Martinello,  ex medaglia d’oro olimpica ad Atlanta. “Magari lo avessi avuto io quando correvo un impianto simile per potermi allenare. Finalmente arriva. Già siamo la nazionale più forte in pista, o quasi, donne e uomini, pensate con la struttura coperta… Il difficile sarà gestire un impianto simile. Pessina ha il contratto per 50 anni. In giro per l’Europa impianti simili sono in difficoltà ma noi veneti siamo tenaci. Ecco si, mi piacerebbe avere un incarico , una posizione tecnica sul velodromo. Vedremo”.

Esulta Renato Di Rocco. Dopo tante corse, tanti affanni, si fa, non si fa, dopo tante pietre posate, questa è finalmente l’ultima pietra delle prime pietre posate. “E’ stato a volte un vero calvario. La burocrazia è davvero impegnativa ma alla fine, grazie all’impegno anche di Giorgetti, sottosegretario, dei parlamentari veneti e di chi lo ha preceduto siamo qui a veder nascere un impianto che tutta Europa ci invidierà. Certamente abbiamo lavorato lo stesso con quello di Montichiari, che purtroppo ha dei problemi pesanti in questo periodo. Anche grazie all’intervento di Malagò dovremo riuscire a farlo ripartire almeno in emergenza per questi mesi invernali. Poi tutto il ciclismo ripartirà alla grande”.


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