Scomigo, la lezione di Gianluca Milani

Tina Ruggeri Martedì 22 Agosto 2017 Ruote Ruggenti

"Io quando mi attacco il numero alla maglia e parto in gara, parto per finirla e fare bene. Non per fare cento chilometri e ritirarmi". E' stizzito Gianluca Milani dopo la gara di Scomigo. Lui, la sua maglia di campione italiano élite la vuole onorare fino all'ultimo. Anche perché sarà l'ultimo campione italiano della sua categoria nella storia del ciclismo. Dal prossimo anno il campionato élite verrà cancellato dagli annali del ciclismo.

PhotoScanferla M8041LA LEZIONE DI SCOMIGO - Gianluca Milani domenica, con un gesto di rabbia, si è rifiutato di far fermare il gruppo. Alla gara andata in scena sulle colline di Conegliano, la fuga aveva raggiunto i quasi quattro minuti e mezzo di vantaggio dal resto del gruppo. A quel punto un giudice in moto si avvicina al gruppo principale e invita Milani e gli altri a prendere la strada dei box. Forse per gestire al meglio la corsa e non rischiare di sovrapporre alla fuga qualche doppiato.

Si sa che la corsa di Scomigo, come dichiarato anche da Leonardo Basso, quinto sul traguardo e neo campione veneto degli élite, è una delle gare più dure del panorama agonistico dei dilettanti. Mai un metro di pianura, tutta un sali e scendi senza un attimo di respiro.

"La lezione di Arcade ci è servita - controbatte Leonardo Basso -. Certo ci siete andati tutti con la mano pesante contro i corridori che si sono fermati in  massa e per il fatto che siamo andati a prenderci il gelato. Non abbiamo offerto un degno spettacolo. In questi giorni e in queste gare abbiamo riflettuto e ora alla corse arriviamo sino al termine, per quanto nelle nostre forze".

IO NON MI FERMO - All'invito della direzione corsa, Milani ha risposto con un secco no. "Mi sono messo in testa al gruppo a tirare come un forsennato - racconta il trevigiano davvero piccato per l'andamento della gara -. E ho incitato tutti indistintamente dalla maglia di club, a mettersi alla mia ruota e concludere tutti il Gran Premio Città di Conegliano. Siamo corridori e alla domenica si va per correre e magari vincere o piazzarsi, non per staccarsi, fare gli scemi e ritirarsi. Altrimenti si sta a casa o si va al mare. La mia intenzione era di non ripetere, tutti insieme, la brutta figura che abbiamo fatto ad Arcade. La lezione ci è servita e spero sia servita al gruppo intero, dai più giovani ai più esperti. Le maglie vanno onorate fino alla fine e così gli organizzatori che ci mettono impegno, soldi e tempo nell'organizzare. E noi siamo corridori e dobbiamo fare i seri".

Il trevigiano, classe 1991, veste la maglia di campione italiano élite. E' uno dei più anziani del gruppo, a fine stagione potrebbe passare con un team continental. Ma professionisti seri come Gianluca Milani nel gruppo dei dilettanti ce ne sono davvero pochi. E corridori così, nel mondo dei professionisti, ne servirebbero tanti. 

A 26 anni si allena con serietà e impegno, ha sempre e solo vestito una unica maglia, quella della Zalf Euromobil Désirée Fior,  in segno di fedeltà e rispetto. In sintesi un capitano e un faro in gruppo. Uno che davvero starebbe bene in qualche team Professional o World Tour.  E che ha molto da insegnare ai pivellini entrati in gara quest'anno, al primo anno tra gli under23. Perchè, come ha ribadito a fine gara Milani: "Fare il corridore agli inizi può essere un divertimento, poi diventa un impegno e ci vuole serietà nell'affrontare ogni volta una gara. Diventa un lavoro e come in tutti i lavori ci vuole rispetto per chi te lo da, nel mio caso la Zalf e per chi organizza e soprattutto per se stessi, per non prendersi in giro".


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