RR, Calendari infiniti: cross e strada fanno a pugni

Tina Ruggeri Sabato 06 Ottobre 2018 Ruote Ruggenti

Diluvia sul finale della 101esima edizione del Giro dell’Emilia. Cala d’improvviso l’autunno. Cadono le foglie e tutto diventa triste. I corridori in gara cercano il riscatto a nemmeno una settimana dal mondiale di Innsbruck. A pochi chilometri di distanza ci sono i furgoni di altri team che stanno viaggiando  verso Senigallia per affrontare la prima gara di ciclocross. Le due facce del ciclismo. Muore l’estate e inizia l’inverno. Muore il ciclismo su strada e inizia quello del fango. La stagione è spostata sempre più verso un ciclismo che non finisce mai. Si analizza la stagione con un pò di team manager e direttori sportivi.

PhotoScanferla M6245“Qualcosa si deve cambiare - puntualizza Angelo Citracca manager della Wilier Triestina -. L’Uci deve capire che non si può correre dal primo gennaio al 31 dicembre e spostare continuamente in avanti la lancetta dell’orologio. I corridori, i team , le squadre, tutti abbiamo bisogno di fermarci. Non c’è nemmeno il tempo di organizzare un ritiro, di rifiatare. E’ come essere in Formula Uno. Pit stop per cambiare le gomme e si riparte”.

L’Uci, ma l’Uci è composta da uomini, da gente che votate anche voi. “Da chi è composta l’Uci, non lo sappiamo bene. Ci troviamo le decisioni già assunte. Ad Aigle dovrebbero ritornare a dare importanza alle corse storiche, a quelle continentali europee. Un tempo si finiva con il Lombardia la prima settimana di ottobre e poi si organizzava la stagione successiva. Ora è tutta una rincorsa. Italia, Spagna, Belgio, Francia, insomma, dove è nato il ciclismo, quello vero, dovrebbero tornare a contare di più”.

Gli fa eco Giovanni Ellena, diesse Androni Sidermec. “Effettivamente accavallare due calendari non ha senso. Parlo in questo caso del ciclocross. Magari c’è qualcuno competitivo che vorrebbe cominciare la stagione del fango e si ritrova ancora sulla strada. E parlando invece solo di corse professionistiche, non si possono più avere tante corse contemporaneamente in tutto il mondo lo stesso giorno. Noi come direttori sportivi ci dobbiamo adattare a quanto decidono a livello di Uci, e non abbiamo purtroppo voce in capitolo, ma un pensiero si lo abbiamo, comune. Serve davvero un calendario più leggero, però in questo momento stiamo andando nella direzione opposta. Un solo esempio. In questi giorni ero a casa, ed ero già a cercare soluzioni nella sistemazione del calendario 2019 proprio in questi giorni, appena uscito il programma della nuova annata. Non abbiamo ancora finito la stagione 2018 e già dobbiamo pensare all’inizio della stagione successiva. Serve tempo per rifiatare e rimettere insieme le idee. La gran parte dei team faranno già ritiri il 15 ottobre che c’è in corso il Giro di Cina, l’ennesimo. E già siamo sotto a preparare il materiale per la nuova annata. Tra un pò non potrò più nemmeno andare in vacanza con la moglie”, termina le sue considerazioni sorridendo Giovanni Ellena.

E intanto Alessandro De Marchi spicca il volo per ben tre volte da solo sulla difficile ascesa del San Luca. Va in caccia di un gruppetto di fuggitivi, li raggiunge come un F104, li tallona e poi li supera, stacca tutti e senza mollare un metro riesce a vincere la 101esima edizione del Giro dell’Emilia. Segno che la forma era quella giusta, che quello di Innsbruck era il suo percorso, che la testa funzionava alla grande e che un pensierino non tanto alla maglia ma alla medaglia lo aveva fatto, il Rosso di Buja... Ma non sempre i giochi di nazionale seguono lo status di chi è più in forma. Sappiamo com’è andata, ora ormai nessuna recriminazione, attendiamo la prossima stagione agonistica, il prossimo mondiale settembrino, la prossima formazione e, speriamo, non il solito piazzamento.



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