RR, 166 centimetri: il nuovo metro del ciclismo italiano

Tina Ruggeri Martedì 23 Gennaio 2018 Ruote Ruggenti

Yves Saint Laurent è il sarto per definizione, diventato poi stilista. Le sue linee pulite e di alta classe hanno trasformato la moda. Yves girava sempre, elegante, negli atelier, con un metro da sarta posato sulle spalle. Il metro. Non è solo esclusivo della moda. Anche nel ciclismo “si va molto di metro”. Con il metro si misurano i corridori in bicicletta, la posizione dal piantone centrale, il manubrio da pista, la lunghezza della pipa, il distacco in volata tra un corridore all'altro.

metroMETRO IN TASCA - Il metro sta sempre in tasca ai direttori sportivi. Che ora dovranno pure passarlo ai giudici, che solitamente fanno la misurazione rapporti nelle bici, e ai direttori di corsa. Perché ora, anche nelle gare regionali, anche nelle gare giovanili, si prenderanno le misure delle altezze delle auto. Nelle integrazioni alle norme attuative infatti l'altezza delle auto non potrà superare i 166 cm. Norma che discende dalla Uci.

Quella sarà l'altezza massima delle auto al seguito delle gare. Dalle ammiraglie alle auto del direttore di corsa, della giuria, dei mezzi di soccorso, delle staffette e di tutto ciò che fa spettacolo e ciclismo. Anche la nazionale italiana dovrà cominciare a misurare le Suzuki S-Cross come ha fatto ad esempio il cittì juniores Rino De Candido: “Ho il metro in mano – scherza De Candido -. Ma comunque le abbiamo già misurate. Sono 1,59 cm. Fossero state più alte avremmo....dovuto sgonfiare le ruote”. E ride il tecnico friulano. Comunque un vero e proprio problema quello dell'altezza delle auto al seguito. Le concessionarie che cederanno, in prestito, in occasione delle corse, delle automobili, dovranno regolarsi in base alle disposizioni.

Basta Suv mastodontici, ma auto funzionali. Così come verranno controllate le vetrofanie sulle ammiraglie. I vetri posteriori dovranno essere puliti senza adesivi per permettere la massima visibilità in caso di rischio di frenata. Troppo spesso è accaduto che corridori in rientro e attaccati alle auto finissero con la testa nel lunotto posteriore delle ammiraglie perché non visibili al direttore sportivo. C'è chi lamenta che solitamente nelle corse degli esordienti e allievi non c'è seguito di auto, quindi possono andare bene anche i furgoncini. Ma tant'è. Le regole debbono valere per tutti. Altrimenti si viene messi in coda alla corsa o si rimane fermi. Troppi incidenti in gara si diceva, causati magari da frenate improvvise di direttori sportivi distratti. E proprio sui direttori sportivi alla fine vertono le problematiche delle integrazioni alle norme attuative.

OCCHIO A CHI GUIDA - Norme più rigide e restrittive. Cazzaniga, in trasferta in Argentina al seguito della nazionale, ribadisce il concetto di chiarezza e rigidità nel rispetto delle norme. In estate era scoppiato il problema di una persona che, nella categoria juniores, si presentava alle corse con tanto di tessera di direttore sportivo, tessera risultata poi non valida. E alla guida tranquillamente dell'ammiraglia. Ad un controllo incrociato ad una corsa e alla sua conseguente espulsione, la giuria si era accorta della non veridicità della tessera e non si poteva nemmeno sanzionare quella persona in quanto priva di tessera da diesse.

Da qui ne era discesa una lettera a tutti i giudici di gara, per chiedere un controllo maggiore durante le riunioni tecniche pre gara e maggiore precisione nella verifica tessere. Un giro di vite necessario anche quando in un gara di categoria superiore agli juniores un direttore sportivo esonerato da un team guidava in gara l'ammiraglia di un altro team con la compiacenza e la leggerezza del tecnico dell'altra squadra e senza valutare i rischi in caso di incidenti in gara. Chi ne avrebbe risposto se questo direttore sportivo, non più giovanissimo avesse causato o fosse rimasto vittima di incidente? Il presidente della società A o della società B? Il direttore sportivo stesso, l'assicurazione, il direttore sportivo “leggero”.

La sicurezza risulta la priorità nel ciclismo a livello mondiale ormai. E quindi la Fci ha tagliato la testa al toro. Alla guida dell'ammiraglia ci deve essere il direttore sportivo. Punto. Giustissimo. Concordiamo. Vero anche che c'è chi solleva dei “dubia”. Nelle categorie esordienti e allievi spesso non si segue con l'auto, quindi la norma risulta superflua. Ci sono direttori sportivi che ormai sono incapaci di guidare e molto spesso formano al proprio fianco giovani tecnici ancora privi dei corsi aggiornati o del livello del tesseramento. Tanti invece mettono alla guida il presidente o un consigliere della società.

Insomma, infinite sono le variabili. Ma comunque un po' di chiarezza andava fatta. Il nuovo metro di misura del ciclismo è qui. Yves Sain Laurent ringrazia.

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