Giro U23: il bilancio azzurro di Marino Amadori

Tina Ruggeri Martedì 25 Giugno 2019 Ruote Ruggenti

Un pò come la tempesta Vaia, che ha devastato le nostre Dolomiti. E il disastro si vede chiaramente mentre si sale da Caprile al passo Fedaia. La tempesta colombiana si è abbattuta sul gruppo degli under 23 e su tutta la carovana rosa. Una tempesta contro la quale nulla si è potuto. Uno show vero e proprio dove, oltre all’arrivo solitario di Einer Augusto Rubio, anche Juan Diego Alba e Andrea Camilo Ardila, ovvero la maglia rosa, si sono permessi di arrivare presi per mano e tagliare il traguardo insieme, con alle spalle David Jesus Jumenez Pena a coprire loro le spalle.

photo scanferla 119X0187Tra le riflessioni dei direttori sportivi nostrani, una su tutte, quella di Luciano Rui della Zalf Euromobil Fior: “Deluso come quasi tutti i miei colleghi dei team italiani. Del resto c’era poco da fare con corridori stranieri del calibro dei colombiani. Se si imposta un giro duro e sappiamo che arrivano i colombiani in grande forma, i team italiani hanno poco da stare allegri”.

Lo scorso anno un colombiano cadde e perse il Giro a vantaggio del russo Alexandre Vlasov. Quest’anno nessun colombiano caduto, tappe tutte o quasi con naso e bici all’insù, i nostri si devono accontentare un pò delle briciole. Anche se a dirla tutta, su dieci tappe, due sono andate a corridori italiani. Fabio Mazzucco a Gaiole in Chianti e Nicola Venchiarutti a Falcade. Insomma, a conti fatti scalatori tricolori non ne abbiamo più. Buoni passisti, che tengono le salite ma poi cedono il passo a chi tira meglio le marce sui tornanti, quelli si.

Congiunge le mani a fine della tappa del Giro Under23 e del tappone del Fedaia, il commissario tecnico Marino Amadori: “Dai corridori presenti qui devo fare la squadra per il Tour de L’Avenir. Scaroni mi è piaciuto, nulla da dire ma poi è sparito in quest’ultimo arrivo, Monaco si è salvato per il rotto della cuffia, molto bene Covi, ma anche lui in sfida ai colombiani non è riuscito a tenere il passato, ottimi Colleoni e Conca. La squadra si può fare, ma ancora una volta in più i nostri diesse devono fare una pesante riflessione. Vogliamo fare il salto di qualità e migliorare le nostre gare e le nostre esperienze con competizioni di livello più alto o rimanere sempre a pensare a far numero con i circuiti? Qualcosa sta emergendo di buono per i nostri ragazzi ma adesso siamo davvero arrivati a un momento di svolta”.


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