Fabio Aru. La solitudine dei numeri primi

Tina Ruggeri Sabato 22 Settembre 2018 Ruote Ruggenti

La solitudine dei numeri primi. In questo caso la solitudine della lettera A. Come Aru. Anche al Pantani, fatica a tenere le ruote ma arriva nel gruppo a 2’50”. A denti stretti. Al via di Castrocaro arriva in maglia azzurra, defilato, qualcuno grida il suo nome. Tende a non fermarsi e a non salutare, qualche autografo strappato li così. E poi via al pullman degli azzurri.

aru11“Gli ho fatto fare 50 km dietro macchina stamattina”, racconta soddisfatto Davide Cassani. Forse non gli sono bastati. O gli sono bastati a mala pena per finire la corsa. Fa male al cuore veder soffrire così un ragazzo che Davide Cassani ha convocato ma che forse il mondiale avrebbe preferito vederlo dal divano. Così come lui stesso aveva scritto qualche anno fa in un post criptico sui social nei confronti di un suo ex collega under23 che stava vivendo momenti di difficoltà e che oggi invece è arrivato nel gruppetto di testa.

Il ciclismo è una ruota che gira. E forse a volte bisogna muoversi con umiltà. La solitudine dei numeri primi, scriveva Paolo Giordano nel suo romanzo d’esordio raccontando le difficoltà della vita segnata da vicende dolorose. E sembra la solitudine che sta vivendo in gruppo Fabio Aru. Al via l'azzurro Domenico Pozzovivo ci racconta: “Nibali è in forma crescente. Moscon sta andando davvero forte. Resta l’incognita Aru. Speriamo nel suo pieno recupero”.

E intanto Vincenzo Nibali nel Memorial Pantani, attacca, va in fuga, addirittura all’ultimo chilometro tenta l’allungo, è scortato dai compagni di squadra Domenico Pozzovivo e Franco Pellizotti, gli stessi che avrà al proprio fianco al mondiale di Innsbruck. Le due punte azzurre si stanno delineando. Moscon e Nibali. Anche se Nairo Quintana al Pantani si muove bene, i colombiani sul percorso tirolese sono i più temuti. E lo stesso gli olandesi assieme ad Alaphilippe.

Vincenzo Nibali è invece docile come sempre. Si cambia, fa la doccia e poi si concede ai taccuini. La domanda scomoda. “Vincenzo come hai visto Fabio?”. “Fabio? Eh non l’ho mai visto, non ho avuto tempo di voltarmi indietro, di girarmi e guardare le sue azioni. Sto cercando la mia condizione. Manco ancora di esplosività. Sono al 90 per cento della forma. Mi manca ancora quel dieci per cento. La mia sparata classica. Spero in questa settimana di poterla ritrovare.  Non sarà facile. Ci provo. Spero arrivi in questi giorni invece della fine di stagione”.

La scacchiera tattica degli azzurri al mondiale sembra delineata. Il lavoro “sporco” lo fanno Pozzovivo e Pellizotti per Nibali e Moscon. Aru sempre di più nella solitudine dei numeri primi.

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