Dilettanti: gli organizzatori veneti e toscani si alleano!

Tina Ruggeri Giovedì 05 Aprile 2018 Ruote Ruggenti

E' l'unico che ha avuto il coraggio di uscire dal perimetro del kibutz aretino per respirare l'aria del ciclismo veneto e vedere un po' come va il mondo delle due ruote oltre gli Appennini, quasi ai piedi delle Dolomiti.

Marco Borgogni, organizzatore della Coppa Cicogna, gara prestigiosa in terra aretina ha scelto il Giro Internazionale del Belvedere, a Villa di Villa di Cordignano, nel trevigiano, per capire come "la ruota gira" oltre Arno.

borgogni"Bisogna fare così" - ha dichiarato Borgogni, che oltre a organizzare la classica di Cicogna, fa parte di un gruppo capace di mettere in cantiere una ventina di gare in zona, parlando della categoria under23 ed elite - "Abbiamo da imparare da tutti. Del resto una corsa come il Giro del Belvedere, che da 80 anni si corre il giorno di Pasquetta e raduna una folla in credibile, era un buon banco di assaggio, assieme al trofeo Piva e a Negrar, dove si respira, un po' come da noi, aria di ciclismo.Del resto da sempre Veneto, Lombardia e Toscana sono le regioni traino di questo sport, da dove sono usciti i campioni, senza nulla togliere, intendiamoci , alle altre regioni e a tutto ciò che fa ciclismo. Il Nord Est in particolare è da sempre terra delle due ruote".

E "cammin facendo" Borgogni, sulle salite delle Conche, ha incontrato un altro organizzatore, principe delle classiche venete e trevigiane, ma in questo caso estive, Gianpietro Bonin. Grazie a lui la corsa di Poggiana ha fatto un grande salto di qualità,. Altra internazionale ambita a livello mondiale dai corridori. Una gara che abbina percorso spettacolare, difficoltà e festa. E vincitori illustri.

Un incontro proficuo, che ha sortito un grande, positivo effetto. "In un periodo di crisi economica è necessario fare... economia" sorride Giampietro Bonin stringendo la mano a Borgogni. "Io giro l'Italia, mi piace il ciclismo e vado a veder anche tante altre corse. Noi spendiamo cifre incredibili per la nostra gara, massima attenzione alla sicurezza, al parterre dei corridori, allo spettacolo anche e alla comunicazione. Ma è necessario fare sistema, è necessario che il sistema gare lavori in sinergia. E qualora un organizzatore si trovasse in difficoltà, ci dovrebbe essere pronto qualcuno, magari da altre parti d'Italia, capace di soccorrerlo in base alle esigenze. Da buon imprenditore dico che ci deve essere si concorrenza, ma concorrenza leale fatta per il bene del ciclismo. Perché è lo sport che amiamo e deve continuare ad esistere, nonostante i problemi economici o le limitazioni sulla sicurezza, sul traffico e la burocrazia".

Insomma una chiacchierata interessante che ha sortito comunque una proposta altrettanto interessante. Ed è partita l'idea di un incontro, magari a fine stagione, tra i maggiori organizzatori di gare under23 ed élite, per scambiarsi idee, proposte, progetti ma soprattutto difficoltà. La burocrazia sta ammazzando il ciclismo, le nuove disposizioni sulla sicurezza e anti terrorismo stanno mettendo in ginocchio molte gare, che devono predisporre "vie di fuga" in caso di attentati o altro, strade che vengono negate dalle Province e dalle Prefetture sorde ai bisogni del ciclismo che si fa da sempre sulle strade, l'esigenza di sentire più vicini gli organi federali alle istanze delle società.

Tante idee, tanti spunti, tante iniziative per far crescere il ciclismo, ora manca solo la data e il luogo dell'incontro. E le società ci saranno.

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