Il grido d'allarme: professionisti italiani precari, chi li tutela?

Andrea Fin Venerdì 20 Marzo 2020 News

E' bastato qualche giorno di stop per far venire a galla uno dei problemi che riguarderanno il ciclismo nei prossimi mesi. Aldilà del calendario da riscrivere, aldilà di Mondiali, Olimpiadi e Grandi Giri il vero problema per i corridori sarà strappare un rinnovo di contratto in vista del 2021.

La riduzione delle gare, il rinvio degli eventi e l'impossibilità di allenarsi con un obiettivo preciso mette a repentaglio il futuro di decine e decine di professionisti. Tra questi, attualmente, i più penalizzati sono gli italiani che per primi sono stati costretti a rinunciare a correre e, nei giorni scorsi, hanno ricevuto l'invito di FCI e ACCPI ad astenersi dagli allenamenti.

modoloLO SFOGO DI SACHA - A mettere il dito nella piaga per primo è stato Sacha Modolo. 32 anni, trevigiano, passato dalla EF Education First alla Alpecin Fenix in questo 2020 con un solo anno di contratto.

"Sono sincero, se avessi il contratto sicuro anche per il 2021 me ne starei beatamente a letto tutto il giorno, ma purtroppo non è così. Potrei stare fermo fino ad aprile, non cambierebbe nulla è vero, ma se poi prolungano la quarantena per tutta aprile? Quando le corse riprenderanno dovró essere pronto. È vero forse riprenderanno a giugno, ma non posso star fermo 2 mesi pensando di avere una buona forma a giugno, anche perchè gli stranieri per il momento continuano liberamente ad allenarsi, quindi si ripartirebbe svantaggiati. Se poi vado piano o non rispetto le aspettative della squadra cosa dico? "Non mi sono allenato per dare il buon esempio?", alle squadre per certo non interessa. Chi me lo da uno stipendio nel 2021 poi?" ha scritto Sacha Modolo sulla sua pagina Facebook intervenendo a gamba tesa sull'argomento del momento.

Un ragionamento che non fa una piega quello di uno degli atleti più maturi del gruppo che non si nasconde dietro a giochi di parola: "Bisogna fermarsi, ma bisogna farlo tutti. E per tutti intendo tutti i ciclisti del mondo. Per la sicurezza globale e perchè altrimenti quando le gare riprenderanno ci troveremo di fronte a gare falsate con corridori che sono riusciti ad allenarsi regolarmente contro chi ha fatto solo rulli per mesi".

Di fronte all'invito della FCI e della ACCPI, Sacha Modolo ha il coraggio di opporre le ragioni di una categoria, quella dei corridori professionisti, che negli anni non sono stati tutelati tanto da diventare dei veri e propri precari del pedale. "Questo ragionamento non lo faccio io, ma la maggior parte dei professionisti, per quello ci trovate ancora per strada ad allenarci. Non lo facciamo per divertimento ma perchè il ciclismo moderno è spietato e rimanere disoccupati ci vuole veramente poco" insiste Modolo. "Ma se poi mi ammalo? Magari sto a letto una settimana e passa o magari finisco in ospedale. I miei cari che sono vicino a me poi? Sinceramente di ammalarmi non ho veramente voglia, e soprattutto la mia paura è quella di contagiare mia moglie e/o mia figlia. Se mi succede qualcosa a me o ai miei cari chi mi da una mano? L'UCI? La FCI? La mia squadra? Nessuno di loro" precisa Modolo.

"Sta a noi ciclisti scegliere. La FCI potrà consigliare di stare a casa, scelta che appoggio, peró torniamo al discorso di prima, che gli stranieri magari continuano ad allenarsi e noi siamo costretti a casa sapendo per certo che al riprendere delle gare saranno bestemmie. In questo caso almeno avremo il cuore in pace non potendo fare diversamente e consapevoli che è la cosa giusta. Ma questo è un altro discorso. Finchè non ci sarà un decreto chiaro che vieti a chiunque (professionisti e non) di fare attività sportiva la situazione è questa. Quindi: Rischiare di ammalarsi per cercare di avere un contratto nel 2021 o essere sicuri a casa ma con la possibilità di rimanere senza lavoro?" conclude amaramente Modolo che chiede a tutti gli sportivi una risposta e un consiglio.

IDEE PER IL FUTURO - Purtroppo a mancare negli uffici di chi avrebbe il compito di rappresentare e difendere i corridori sono le idee. In queste settimane ne sono state partorite poche e molto confuse. Prima che i team inizino a ragionare sul taglio degli stipendi (non corri? non ti pago) e tornino a concentrarsi sul mercato forse è arrivato il momento che i corridori facciano sentire la propria voce chiedendo una tutela per l'anno 2021.

Una sorta di prolungamento automatico dei contratti in scadenza per quei corridori che lo desiderano. Invece di campagne social, video-tutorial sui rulli e selfie ridicoli è arrivato il momento di fare qualcosa di concreto per la categoria. Si può fare ma è necessario iniziare a parlarne oggi, prima che diventi troppo tardi e i nostri professionisti si trovino a rischiare seriamente il posto di lavoro.



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