VIDEO. Paolo Simion: La Cina, il Coronavirus e un futuro da decifrare...

Tina Ruggeri Lunedì 10 Febbraio 2020 Interviste

Il Coronavirus continua a mietere vittime e, in un certo senso, lo fa anche nel ciclismo anche se la gravità è decisamente diversa. Prima l'annullamento del Tour of Hainan ora le difficoltà a gareggiare per gli atleti tesserati per le società cinesi. E tra questi anche alcuni italiani: Nicholas Marini e Paolo Simion su tutti.

simionEntrambi tesserati per il Tianyoude Hotel Cycling Team, si trovano nel limbo, tra coloro che attendono di conoscere se e quando potranno gareggiare. Classe 1992, veneziano di Martellago, Paolo Simion spiega la sua scelta di andare in Cina: “La proposta è arrivata tramite il general manager cinese Zang" racconta Paolo Simion alla festa da lui organizzata dai fratelli Foligno a Martellago, insieme a Pippo Pozzato. "Il contratto in una continental in Cina, perchè lì le professional non esistono e non c'è nemmeno un calendario per questa categoria. Eccetto una corsa a tappe per le Wolrd Tour. Al momento è partito solo il Tour de Lankway in Malesia. Insomma la proposta mi è arrivata ad ottobre, e dopo due mesi di mediazione ecco la firma sul contratto. E la stagione agonistica sarebbe dovuta iniziare anche con due mesi di anticipo rispetto al solito, ovvero il 23 febbraio. Avrei dovuto correre le gare in Cina e Asia, come il Giro del Giappone, Indonesia, Taiwan e tutte le diverse prove dell'Asia Tour. E sono zone che mi piacciono tantissimo, anche per i tour avventurosi che ho fatto durante le mie vacanze a fine stagione ciclistica. Una sfida anche per me stesso “ continua Paolo Simion.

“Ho corso 5 anni in un team tutto italiano, di madre lingua"
sottolinea il velocista cresciuto tra le fila della Zalf "e cominciava a starmi stretto, cercavo stimoli nuovi e personali per allargare i miei orizzonti, conoscere il mondo, spinto soprattutto dal mio spirito avventuroso. Ho viaggiato davvero all'avventura in Indonesia, Vietnam, Cambogia, Thailandia, Nepal, Malesia e Sudafrica. Adesso ho in testa un progetto che mettero in pratica tra un paio d'anni ma non voglio svelare, sempre con miei ex compagni di squadra. Pensa che guardando qualche giorno fa un'app, ho scoperto di aver visitato 56 paesi nel mondo e in totale ce ne sono 200 contando le città stato come Singapore e Macao. Insomma ho accettato questa proposta , una sfida contro me stesso”.

Ma alla fine ci si è messo di mezzo il Coronavirus... “Eh già. Il Coronavirus non è quello della birra, fosse stato quello saremmo stati salvi. Ci hanno già allertato dalla Cina che stanno valutando di spostare la prima gara in programma dal 23 febbraio a data da destinarsi a causa della pandemia. Ma da quanto percepiamo per contatti diretti con la Cina, la situazione sembra molto più grave delle notizie che ci arrivano in Europa. Li hanno sigillato e blindato intere città e non si muove nulla. Dicono che al momento tutti gli eventi sportivi siano al momento bloccati ma con l'isolamento del virus si riaprono le speranze. Io e il m io compagno di squadra Nicolas Marini abbiamo dei contatti diretti attraverso amici in Cina che raccontano dell'emergenza che stanno vivendo. Gente chiusa in casa da settimane e che attendono notizie dal governo centrale. Li non scherzano per nulla, e come si legge da notizie anche in Italia, c'è l'ordine di sparare a vista a chi esce di casa. Persone che stanno già male e che muoiono in casa e non possono essere soccorse”.

E se dovesse saltare la squadra? “Avremmo già un 'altra possibilità che stiamo valutando in questi giorni con un team turco ma dobbiamo capire con l'Uci se possiamo già fare il passaggio da un team all'altro. Insomma, siamo in attesa”.

Nel video la storia raccontata da Paolo Simion:


Articoli simili

 


Articoli Recenti