Missione compiuta: Omar Di Felice e i suoi 1500 km nell'Artico

Redazione - Ciclismoweb.net Lunedì 19 Marzo 2018 Interviste

Pedalare per 1.500 chilometri a nord del Circolo Polare Artico: un'impresa estrema quella compiuta dall'italiano Omar Di Felice che ci racconta "a caldo" la sua avventura, prima dell'imbarco sul volo di rientro verso l'Italia.

6stili 2Un sogno che avevi da quando eri bambino. Perché proprio l’Artico?
“Sin  da  quando  ero  bambino  vedevo  i  documentari  degli  esploratori  del  grande  Nord  e  sognavo  di ritrovarmi in quei luoghi che mi davano come prima sensazione quella di pace e tranquillità. Quando è nata la mia passione per il ciclismo, e successivamente quella per le avventure estreme, la mia prima visione  fu  proprio  quella  di  unire  le  mie  due  grandi  passioni,  anche  se  nessuno  mai  prima  si  era avventurato  con  una  bici  da  strada  in  terre  così  estreme  e  difficili  da  affrontare  con  delle  ruote  tutto sommato ‘sottili’ e un equipaggiamento che, in fondo, è quello del ciclista tradizionale da strada”.

Sui social hai scritto che ti sembrava essere uscito da una fiaba. Uno scenario a -28C°, neve e bianco tutto intorno. Come risponde il corpo a queste condizioni metereologiche e come reagisce lo spirito quando si è circondati solo dal silenzio?
“So che per molti un simile scenario può sembrare spaventoso. A tratti, forse, lo è. La natura è così grande e ci si sente tremendamente piccoli al suo cospetto. Il freddo si impossessa di ogni parte del  tuo  corpo.  Il  limite  per  il  congelamento  è  così vicino  da  mettere  timore.  Eppure  è  in  quel momento  che  mi  capita  di  guardarmi  intorno,  sentire  quel  silenzio  assordante  che  io  chiamo  la musica dell’artico. Una dolce carezza che rende magico tutto ciò che c’è intorno. Il corpo smette di “provare dolore” di pari passo con il benessere che pervade la mente in quel preciso istante in cui
si  diventa  un  tutt’uno  con  ciò  che  mi  circonda.  Forse  è  questo  che  si  intende  quando  si  parla  di habitat naturale. Senz’altro l’Artico è il mio”.  

6stili 31400 km di pensieri, pedalate, ghiaccio e fatica. 9 tappe invece di 10 previste inizialmente. Hai più volte dichiarato di essere allergico alle tabelle, ma di pedalare con il cuore.
Aspettative raggiunte?

“Esatto. Gioco forza quando parto per un’avventura o impresa che dir si voglia, devo elaborare un piano, una  tabella  di  marcia  di  massima.  Difficilmente  riesco  a  rispettarla.  Non  per  impreparazione  o  altro, semplicemente  perché  amo  ascoltare  il  mio  corpo  e  la  mia  mente.  Lascio  che  siano  loro  a  decidere  e dettare i tempi. Questa volta mi hanno ‘rallentato’ un po’ a metà avventura, per poi mettermi letteralmente un’altra marcia da Eagle Plains in poi, uno dei punti più spettacolari della Dempster Highway”.

Anche questa volta ti sei affidato al tuo fedele Suunto Spartan per alcune informazioni. Ad esempio ti è stato utile il GPS e quanto è stato “preciso” nel guidarti lungo il percorso?
“La  navigazione  è  stata  abbastanza  semplice:  510  km  sulla  Klondike  Highway  quindi  i  restanti  850 dopo la svolta a destra, su Dempster e Arctic Highway. Difficile sbagliarsi quassù! Scherzi a parte, in questo caso, ho dovuto impostare il mio orologio con il programma personalizzato ‘Arctic Cycling’ da me  creato  per  avere  sempre  sotto  gli  occhi  le  funzioni  fondamentali  in  simili  condizioni: una schermata dedicata completamente a dati di temperatura e orario, e le altre in cui riassumere calorie, frequenza cardiaca e ore trascorse in sella. Dati importanti per valutare quanto il mio corpo abbia o meno  bisogno  di  ‘riposare’  o  di  cambiare  gli  abiti  che,  nel  frattempo,  si  sono  completamente congelati. Infine, ho attivato la funzione ‘Storm Alarm’ per avere sempre presenti i repentini cambi di pressione e rischi bufera. Funzione utilissima visto che qui il meteo cambia repentinamente”.
 
6stili 5Quali tecniche e strategie s’innescano in spazi così incontaminati e selvaggi?
“L’unico  aspetto  tecnico  davvero  rilevante  riguarda  lo  stile  di  guida:  sul ghiaccio  bisogna  essere leggeri,  avere  la  sensibilità  di  capire  in  che  direzione  andrà  la  bici  e  assecondarne  i  movimenti anziché opporre resistenza. Pedalare sul ghiaccio è un gesto più simile ad una danza”.  

I tuoi incontri fiabeschi durante la pedalata? O solo camion?
“Animali molto pochi, in questo periodo della stagione gli orsi, ad esempio, sono in letargo. Per il resto una piccola lince, volpi e lepri sono state le uniche “presenze” al di là di qualche camion che però,  a  dir  la  verità,  pur  sfrecciando  sul  ghiaccio  ha  sempre  sorpassato  sia  me  che  la  vettura  di supporto in completa sicurezza. Di traffico su queste strade ce n’è veramente poco in inverno!”

Quanto è stata la temperatura più bassa segnalata dal tuo Spartan Ultra?
“Il  mio  Spartan  Ultra  ha  registrato  una  minima  di  -29°C!  La  cosa  differente  rispetto  alle  passate esperienze è stata senz’altro il fatto che è stato un freddo costante che difficilmente è diminuito se non in rare occasioni e per pochissimo tempo”.  

6stili 1Nei tuoi post hai parlato di ricerca della felicità. Un ingrediente allora potrebbe essere già nei nostri sogni di quando eravamo bambini?
“Credo che la ricerca della felicità sia il fine ultimo delle mie avventure. Non è tanto l’impresa in sé. Certi traguardi  non  li  raggiungi  se  pensi  solamente  alla notorietà  o  all’eventuale  business  che  si  cela  dietro. Certi traguardi sono il frutto del cammino iniziato quando da bambino sognavo le grandi imprese in sella alla mia bici. Talvolta mi ritrovo da solo a riflettere su quanto questa strada sia stata piena di difficoltà ma, al tempo stesso, di soddisfazioni. È la soddisfazione più grande voltarsi e rivedere tutto ciò”.
 
Ora che hai realizzato il tuo sogno, quali altri ne hai nel cassetto?
“Sogni  da  realizzare,  posti  nel  mondo  da  visitare,  imprese  da  scrivere, avventure  da  portare  a termine: di obiettivi ne ho davvero molti anche se ora, il più grande, è potermi fermare a godere in pieno  di  quanto  fatto  sin  qui.  Troppe  volte  nella  continua  corsa  verso  traguardi  sempre  più ambiziosi, ci si dimentica di quanto già fatto. Ecco, vorrei ritagliarmi del tempo esclusivamente per me, per potermi chiudere in me stesso e sorridere silenziosamente di tutto ciò”.

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