Matteo Spreafico: "Bisogna lavorare duramente per raggiungere i propri obiettivi"

Marco Furlanetto Mercoledì 08 Agosto 2018 Interviste

Matteo Spreafico, professionista della Androni Giocattoli Sidermec, conquista la sua prima grande vittoria da professionista alla Vuelta a Venezuela, corsa a tappe sudamericana svoltasi lo scorso mese di luglio, risultato che gli dà morale sul proseguimento della sua stagione:
"Finalmente è arrivata la vittoria. Sono andato alla Vuelta a Venezuela con l’obbiettivo di vincere una tappa; il secondo giorno di gara ho sfiorato la vittoria arrivando quarto, poi in modo inaspettato alla quinta tappa ho vinto la crono di 34 km, cogliendo il mio primo successo che cercavo da tempo per poter dedicare questa vittoria a mia mamma che purtroppo è scomparsa e mi ha insegnato a non mollare mai, a dare sempre il massimo in ciò in cui credo."

spreaficoProfessionista, Spreafico, non senza difficoltà:
"Le mie maggiori difficoltà da professionista, nonostante i miei tre anni passati da dilettante in due team Continental, il Team Idea e il Kolss BDC team, sono state il diverso approccio alla corsa, in quanto da professionista ogni singolo atleta ha un ruolo ben definito da rispettare dall’inizio alla fine della corsa, in corrispondenza alle direttive prestabilite durante la riunione tecnica, mentre l’altra difficoltà consiste nel mantenere la concentrazione dall’inizio della stagione sportiva fino al suo termine."

Si parla del ciclismo italiano in crisi ma...
"Non sono d’accordo che il ciclismo italiano sia in crisi. Da una parte è vero che oggi le risorse economiche scarseggiano, infatti sempre più sponsor decidono di non investire sul movimento causa l'attuale mancanza in Italia di squadre World Tour; ritengo che bisogna ripartire col cercare di coinvolgere, innanzitutto, più sponsor nel ciclismo, con l'intento di avvicinarli a questo sport e portandoli ad investire in questo settore. D'altro canto penso che tra i corridori italiani ci siano parecchi talenti, gestiti in modo differente tra una squadra italiana e una straniera: in quest’ultima non si guarda al presente del corridore ( vittorie, piazzamenti ) ma si dà più importanza alla crescita e maturazione della persona per poi tirargli fuori il meglio durante la vita da professionista. L’ultima mia squadra continental da dilettante è stata la Kolss BDC team, che ha saputo mettere in luce le mie qualità permettendomi di confrontarmi con una realtà diversa da quella italiana, poiché in questa squadra lo spirito agonistico è più marcato anche in virtù della diversa mentalità."

Il talento cos'è?
"Io penso che il duro lavoro, la determinazione e la mania nel raggiungere i propri sogni siano fondamentali per la creazione di noi stessi, non importa essere un talento agli occhi degli altri poiché prima di tutto bisogna esserlo per se stessi."

La cura dei dettagli diventa determinante, quindi, per il raggiungimento di un obbiettivo
"Indipendentemente dal ciclismo, se tengo veramente al raggiungimento di un obbiettivo cerco di fare il massimo per ottenere un risultato pieno; la bicicletta è passione, ed è cresciuta con il passare del tempo; se non si tendesse alla perfezione e all'ottenimento di un livello superiore non si potrebbe migliorare, quindi posso dire che cerco di curare tutto nei minimi dettagli, nonostante io non sia un calcolatore. Prima della gara cerco di rilassarmi il più possibile per poi spendere le energie il giorno della gara."
 
Se di talenti italiani ce ne sono in circolazione, diventa fondamentale anche il ruolo dei preparatori atletici che inevitabilmente contribuiscono a far emergere le potenzialità dei corridori, giusto?
"I preparatori atletici italiani sono validi anche se, dal mio punto di vista, spesso non hanno mai fatto parte del mondo del ciclismo ad alti livelli ( correndo ) non capendo, di conseguenza,  fino in fondo le sensazioni e difficoltà di noi atleti. Sulle metodologie di allenamento la questione è soggettiva; ogni atleta ha le sue esigenze, e tra lui e il preparatore è fondamentale un rapporto che si basi sulla fiducia reciproca e sul confronto, che deve essere una costante essenziale nel percorso di un corridore."

Si dice che il ciclismo odierno sia meno entusiasmante, molto studiato a danno dello spettacolo, per te è così?
"Questa considerazione è errata. Si assiste ad un ciclismo più equilibrato dove tutti i corridori arrivano alle corse preparati al 100%, quindi fare la differenza è sempre più difficile."

Ed ora si guarda al futuro agonistico e non...
"La mia prossima gara sarà il Giro di Ungheria, che ho già avuto modo di affrontare con il team Kolss BDC sfiorando la vittoria nella tappa regina. Spero di continuare sulla scia positiva della Vuelta. Purtroppo il ciclismo è una parentesi della vita e spero di potermi togliere le mie soddisfazioni. Poi continuerò comunque in questo campo, non più come corridore ma con l'intento di portare avanti il sogno, progetto, di mia mamma chiamato Velo+, una azienda produttrice di abbigliamento sportivo."




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