Jalel Duranti: il ciclismo, l'integrazione e il futuro...

Tina Ruggeri Lunedì 08 Ottobre 2018 Interviste

Sale sul palco del Beghelli e il giorno prima del Giro dell'Emilia, in maglia azzurra. Il cittì Marino Amadori lo ha già selezionato più volte in maglia azzurra. Perché lo merita, perché è forte, tiene sul passo, ha lo spunto veloce e non a caso ha vinto i Giochi del Mediterraneo, la prova in linea. Non a caso perché, pur in maglia azzurra, i suoi tratti mediorientali tradiscono le sue origini.

durantiHa lo sguardo fiero dei beduini del Sahara e dei Cartaginesi che combatterono Roma. Jalel Duranti. L’origine nel suo nome. Metà tunisino e metà cremonese. Un amore, quello tra la mamma di origine tunisina e il papà di Soncino, nato tra le nebbie della pianura padana. I Giochi del Mediterraneo si disputano tra le nazioni che si affacciano sul Mar Mediterrano. E mai maglia ebbe spalle più consapevoli. “Eh già, pensavo non si notasse, ci sono tanti corridori dai tratti marcati, evidentemente io li ho più degli altri - racconta il corridore della Hopplà Petroli Firenze -. A metà Nord Africano, con la fierezza dei Cartaginesi e a metà padano, cresciuto a cous cous, gorgonzola, mostarda e torrone, a Cremona, tra allevamenti di vacche e corse di biciclette”.

La religione influisce sul tuo modo di vivere?
“Io sono ateo, mia mamma è di fede musulmana, credente ma non praticante, mio papà cattolico, da piccolo sono stato battezzato. Ma penso alle corse. Il ciclismo è la mia vita”.

Sei uscito un pò troppo tardi allo scoperto però, Jalel...
“Corro in bici, la passione di mio papà da quando sono giovanissimo. Le mie soddisfazioni me le sono prese in sella alla bici. Qualche vittoria pure. Quattro quest’anno, Firenze Viareggio compresa. A dire il vero ho fatto un pò troppo il lavativo e ora che c’è da impegnarsi, spero non sia troppo tardi. Sono al secondo anno elite. Al momento mi ha cercato soltanto la Colpack. Allestirà una squadra Continental. Serviva un corridore di fondo, di esperienza ed eccomi qui, pronto a tirare la baracca, come si dice in gergo, per la causa. Devo ringraziare la squadra bergamasca per la fiducia che ha riposto in me. Un pò di esperienza con i professionisti me la sono fatta, grazie soprattuto alle convocazioni in azzurro, nelle squadre miste under23, elite e professionisti. Magari qualcuno ti nota, capisce che a 24 anni sei ancora un corridore che ha molto da esprimere. Un po' di interesse l’ho ricevuto dopo aver vinto i Giochi del Mediterraneo, manifestazione che offre pur sempre una vetrina internazionale. Ripeto, a 24 anni non è vero che si è finiti. Ci sono atleti che hanno una maturazione differente, magari non solo fisica bensì anche di testa. Magari prima non ero pronto a fare sacrifici, adesso si. Poi sai, se cominci ad andare forte e impegnarti e magari prima avevi solo voglia di divertirti, ci si mettono di mezzo le malignità. Ecco ,spero di sfatare tutti questi luoghi comuni il prossimo anno, e che magari tra i professionisti, grazie all’esperienza in Continental si accorgano di me così come di altri. Un ciclismo che consuma i ragazzi per i primi 4 anni e poi li getta. Forse dobbiamo tutti tornare a meditare nuovamente sul ciclismo e su questo sistema”.

Jalel Duranti, un nome che ricorda i souk di Tunisi, i sapori acri e pungenti, i colori sgargianti delle stoffe e delle spezie dei mercati coperti, il chiasso, i sapori forti del cous cous e le storie di migranti, sale in bici, orgoglioso di vestire l’azzurro e di pedalare per l’Italia, senza viaggi in navi clandestine, racconti di naufragi e amici dispersi in mare. Lui italiano lo è a tutti gli effetti e vive la sua integrazione per metà tunisina in silenzio e pedalando. In attesa di un posto al sole nel ciclismo.


Articoli simili

 


Articoli Recenti