L'INTERVISTA: Iuri Filosi e un 2018 che parla francese

Silvia Tomasoni Venerdì 09 Febbraio 2018 Interviste

La valigia in una mano e la bici nell'altra, attraverso le Alpi e con destinazione Francia.

filo3Il 2018 ha portato aria di novità nella vita ciclistica di Iuri Filosi, che dopo tre stagioni alla Nippo Vini Fantini ha lasciato l'Italia per accasarsi oltre confine alla Delko Marseille Provence KTM.  

"E' sempre un passo che ti aspetti di fare, in carriera. Si è presentata questa occasione e l'ho presa. Soprattutto come esperienza personale e di vita."

Vittorioso al Gp Città di Lugano nel 2017, il 26enne di Praso, in Trentino, sta ancora prendendo le misure alla nuova dimensione professionale, ma l'entusiasmo è tanto. "Quando si corre in una squadra straniera c'è la differenza di lingua, ci sono aspetti più difficili per la nostra mentalità, ma ci sono anche tantissime cose positive, che ti aiutano ad arricchire la carriera."

Tuta nera da riposo addosso, le gambe che scalpitano sotto al tavolo come se cercassero gli amati pedali e l'asfalto delle gare. "In Nippo principalmente eravamo italiani e giapponesi, qui è diverso: ci sono spagnoli, bulgari, spagnoli, naturalmente francesi e noi italiani - l'altro è Mauro Finetto, ndr -. Molte lingue diverse, ma in squadra ci riservano una grande attenzione e riusciamo sempre a capirci, sia in corsa che fuori. Nel ritiro invernale, poi, abbiamo avuto modo di conoscerci meglio."

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Ha parlato della Nippo, lì nel 2015 è iniziata la sua esperienza tra i professionisti.
"Sono stati tre anni di gavetta, nei quali sono riuscito a imparare cose che mi saranno utili anche in futuro. Il primo anno è stato il più difficile, poi c'è stato un leggero percorso per così dire dalla base verso l'alto. Ci siamo lasciati in buonissimi rapporti."

Il passaggio dal dilettantismo alla massima categoria non è mai una passeggiata.
"Tra i dilettanti bastava avere qualcosa in più e te la cavavi, potevi inventare. Adesso, per arrivare davanti devi andare davvero forte. Nel finale di gara, quando cambiano marcia la cambiano sul serio. Devi essere pronto, concentrato al massimo."

Se poi tra gli Under23 si è abituati a vincere tanto…
"Naturalmente ti aspetti qualcosa. Poi, con il tempo, capisci che ci puoi arrivare anche nel professionismo."

Con il cambio di squadra, quest'anno è in parte cambiato anche il calendario.
"Rispetto agli anni scorsi non ci saranno la Sanremo, la Tirreno. Mi spiace non fare la Strade Bianche. Dovrò costruire la stagione pensando anche a gare nuove. Sono arrivati gli inviti per Roubaix e Freccia Vallone, ci sarà la Paris-Nice…"

Obiettivi?
"Essere al top per prover a togliermi qualche bella soddisfazione. Come l'anno scorso, ma più a lungo."

Fame di vittoria?
"Quella non deve mai mancare. Poi ogni anno si creano degli obiettivi nuovi e si lavora per cercare di raggiungerli."

Come corridore, le caratteristiche sono sempre uguali a quando era Under o si sente cambiato?
"Direi che mi sento sempre uguale. Poi qui c'è la possibilità di vedere in che ambito si va meglio, per specializzarsi sulla propria disciplina e consolidarla. Si cresce, si fanno corse diverse. Riesci vedere dove puoi arrivare. Se, magari, vai meglio sullo sterrato o sul pavé, ad esempio."

Sogni?
"La Sanremo. L'ho fatta l'anno scorso per la prima volta e sono riuscito ad arrivare nei primi trenta. La Roubaix, magari quest'anno e, poi, mi piace molto il Fiandre, anche se non l'ho mai disputato. Sul pavé mi difendo bene. Amo gli strappacci. E' una bella corsa, per me e poi è molto dura. Ma sarebbe appunto un sogno."

La corsa che più ha amato da dilettante?
"Il Palio del Recioto. Nel 2014, la seconda volta che lo correvo, è stato un po' come se l'avessi vinto, ma il vincitore non ero io."

Il famoso incidente meccanico nel finale e il successo che era andato al tedesco Silvio Herklotz. E, invece, la vittoria conquistata più bella di quegli anni?
"La Milano-Rapallo nel 2013, in solitaria. Ero partito a 60 km dall'arrivo. E la seconda tappa della Vuelta a Bidasoa nel 2014, dopo che avevo scalato lo Jaizkibel da solo."

Nel 2014 correva in Colpack.
"Esatto, ma tra i dilettanti ho iniziato al Team Idea. Poi mi sono fatto male. Da un Campionato Italiano in Sicilia, ero passato direttamente a quello in Trentino! Anno difficile. Il terzo anno sono passato alla Viris, la mia prima stagione per intero in cui ero anche riuscito a fare secondo al Piccolo Lombardia. L'ultimo anno, invece, alla Colpack. E lì avevo vinto anche il Nettarine."

Un ottimo palmares giovanile, delle ottime prospettive davanti. Ci racconta come è iniziato tutto?
"Fin da piccolo amavo fare molti sport. facevo corse in montagna, atletica, sci alpinismo e anche calcio. Quando ero G3 ho scoperto anche la bici, poi da Esordiente ho realizzato che non potevo fare tre o quattro discipline in un anno. Ero indeciso tra calcio e ciclismo, ma visto che ero più legato a sport di fatica ho scelto la bici. Mio papà tifava Moser e con Ignazio alla fine ho anche corso."

Il segreto per riuscire a trasformare la passione di bambino in un lavoro?
"Se ho qualcosa in testa, non cedo finchè non ci arrivo. Sarà che sono un capricorno!"

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