Gonchar torna in ammiraglia: Mi mancava l'adrenalina. Riparto dalla Guadense Rotogal

Andrea Fin Lunedì 14 Dicembre 2020 Interviste

Serghiy Gonchar torna in ammiraglia: nel 2021 sarà il direttore sportivo della Guadense Rotogal. La società di San Pietro in Gu' guidata dall'appassionato Angelo Gallio, infatti, ha scelto di affidare all'ex professionista ucraino le proprie formazioni allievi e juniores.

Veneto d’adozione Gonchar ha il volto scavato di chi nella vita ha faticato per guadagnarsi qualsiasi traguardo. “Sono passato professionista tardi, avevo 26 anni. Il Campionato del Mondo a cronometro del 2000 è stato il successo che mi ha fatto conoscere ma è arrivato solo dopo l’argento del 97 e il bronzo del 98. Ricordo ancora l’emozione sul podio quel giorno nel sentire le note del mio inno nazionale e nel vedere la bandiera issata più in alto di tutte”.

Sbarcato in Italia nel 1993 è cresciuto in bicicletta: “Per me il muro di Berlino è caduto tardi. Hanno aperto le frontiere quando avevo 23 anni. In Ucraina avevo potuto correre pochissimo e alla mia prima esperienza al Giro d’Italia dilettanti feci tanta fatica. Poi negli anni successivi sono riuscito a mettermi in luce fino a guadagnarmi un posto tra i professionisti” racconta Serghiy Gonchar, 50 anni compiuti da pochi mesi dalla sua casa di Molvena (Vi). “Qui mi sono trovato subito molto bene, ho incontrato Maria, l’amore della mia vita e ho messo le radici”.

gonchar 214 stagioni tra i professionisti lo hanno reso uno dei punti di riferimento della massima categoria a cavallo tra gli anni ‘90 e i primi anni 2000. Nel 2006 la consacrazione, al Tour de France, con i colori della T-Mobile: vince due cronometro e veste la maglia gialla per tre giorni: “Anche questo traguardo è arrivato tardi, quando ero un atleta maturo. Avevo 36 anni, a fine carriera, è stato il completamento di un lungo percorso, come la ciliegina sulla torta su tutto quello che avevo fatto fino a quel momento”.

Pochi mesi prima aveva vestito anche la maglia rosa, la stessa sfiorata nel 2004 con il secondo posto alle spalle di Cunego. “Avevo deciso che quello sarebbe stato il mio ultimo anno e avevo preparato meticolosamente il Giro d’Italia perché fino a quel momento ero arrivato più volte nei dieci ma mai sul podio. Avevo seguito anche una dieta ed ero dimagrito moltissimo: riuscii a stare con i migliori in salita e a battere Garzelli e Simoni ma Damiano Cunego quell’anno era davvero più forte di tutti. La guerra interna alla Saeco lo facilitò ma lui nel 2004 era imbattibile”.

A proposito di campioni, chi l’ha impressionata di più?
“Ad ogni gara c’era un punto di riferimento. Nelle classiche, sicuramente Paolo Bettini, un fuoriclasse. Nei Grandi Giri, quando partiva Marco Pantani restavamo tutti a bocca aperta e non si poteva far altro che guardare. Lance Armstrong con la sua agilità ha avuto la forza di cambiare il ciclismo, un motore potentissimo; a me personalmente, però, piacevano Jan Ullrich per la sua potenza, Tony Rominger per la sua tenacia e Laurent Jalabert per l’eleganza e perché anche quando era a tutta non faceva mai trasparire alcuna smorfia”.

E nel 1998, tra Pantani e Tonkov lei per chi tifava?
“Pantani era un grande ma io facevo il tifo per Pavel perché siamo cresciuti insieme, ci siamo trovati tante volte in gara in Russia. Lui è stato il primo atleta dell’est a ottenere certi risultati. Poi sono arrivati Popovich e gli altri che hanno fatto bene ma lui resta quello che ha aperto la strada”.

Gli appassionati si ricordano di Gonchar per quella pedalata possente con cui sembrava poter piegare le biciclette. Da dove è nato quello stile?
“All’inizio della carriera non usavo lunghi rapporti. Poi ho sviluppato questo modo di pedalare perché mi permetteva di fare la differenza. Dopo l’arrivo di Armstrong ho provato per un anno a cambiare il mio stile ma non funzionava e, alla fine sono tornato ai rapportoni, anche se oggi sarebbero considerati dei rapporti da giovincelli…”

Cioè?
“Io al massimo usavo un 55X11, adesso in gruppo c’è chi usa addirittura il 58. Ma in quegli anni quello era il rapporto più duro che avevo a disposizione”.

Basta un lungo rapporto per vincere le cronometro?
“No. Il segreto è la mentalità. Tutte le mie vittorie a cronometro sono arrivate perché gli altri ad un certo punto si arrendevano e io, invece, stringevo i denti e riuscivo a centrare il risultato”.

E’ passato da poco un decennio dal suo ritiro. Il ciclismo è cambiato molto, come lo vede oggi?
“Le classiche sono le stesse di sempre: si è sempre andato forte e si continua a farlo. Ad essere cambiati sono soprattutto i Grandi Giri: quando correvo io c’era meno pressione. Si andava tranquilli per 150 chilometri e alla fine ognuno faceva la propria corsa, adesso, invece, ogni chilometro può essere decisivo, basta una distrazione e si è perso tutto. Ai miei tempi c’erano tappe nelle quali si poteva stare tranquillamente in coda al gruppo senza correre rischi, oggi non sarebbe più possibile”.

Quanto manca un campione come Pantani al ciclismo di oggi?
“Negli ultimi anni la differenza tra i migliori è sempre minima. Giro, Tour e Vuelta anche quest’anno si sono decisi sul filo dei secondi, quando correva Pantani c’erano diversi minuti di differenza. Questo significa che il livello è altissimo e sono tutti vicini: oggi per vincere un Grande Giro possono essere sufficienti anche gli abbuoni conquistati in un traguardo volante”.

Dopo aver appeso la bici al chiodo cosa ha fatto?
“Ho lavorato con la Itera-Katusha e con la RusVelo. Negli ultimi anni ho seguito alcuni ragazzi ucraini ma iniziava a mancarmi l’adrenalina della corsa, alcuni amici mi hanno detto che c’erano dei team che stavano cercando un direttore sportivo e mi sono messo a disposizione. Ho incontrato Angelo Gallio e sono bastate poche parole per convincermi a tornare in gruppo con la Guadense Rotogal”.

Il ritorno in gruppo di Serghiy Gonchar ha infuso grande entusiasmo tra le fila del Gs Guadense Rotogal. La formazione padovana si presenterà al via della stagione 2021 con una trentina di atleti suddivisi in tre formazioni.

Undici gli juniores che saranno guidati dall’ex professionista ucraino con il supporto dell’accompagnatore Luciano Cuzzocrea e del meccanico Flavio Bontorin. Si tratta dei riconfermati Daniele Bagnoli, Giovanni Favero, Alessandro Crosato e Giacomo Fraccaro a cui si aggiungeranno Nicola Bordignon in arrivo dal Vc Bassano, Riccardo Ruffin e Gianmatteo Bazzan cresciuti alla Sandrigo Bike, Federico Cattelan dal Vc Schio ed Eddie Lunardi dal Piazzola. Completano la rosa altri due atleti al secondo anno, si tratta di Giosuè Depretto e Nicholas Beghetto che provengono rispettivamente dalla Torrebelvicino e dal Breganze.

Sette i ragazzi che comporranno la formazione allievi: Giovanni ed Efrem Pellanda, Alessandro Pasinato, Edoardo Guadagnin, Samuele Simioni, Tommaso Tessarollo e Andrea Vallotto. A seguirli da vicino, oltre a Gonchar, ci saranno Daniele Largoni e Franco Lucon.

Gareggeranno tra i giovanissimi: Leonardo Bontorin, Francesco Frasson e Filippo Zulian (G2), Samuele Antonello, Lorenzo Mischiati (G3), Giulio Brotto, Leonardo Spazzini, Tobia Tessaro (G5), Tommaso Basso, Filippo Rigo e Alessandro Sperotto (G6).  A dirigerli ci sarà il direttore sportivo Guido Antonello e gli accompagnatori Franco Lucon e Alberto Frasson.

Ripartirà quindi dagli juniores… una categoria difficile. Con quali obiettivi?
“Anche i professionisti non sono facili, bisogna trovare la strada per entrare nella testa dei corridori e aiutarli a capire quali sono i loro punti di forza. L’obiettivo, per chi corre in bici è uno solo, vincere. Ovviamente trattandosi di ragazzi di 17 e 18 anni sarà importante scoprire insieme la vocazione di ciascuno e aiutarlo a specializzarsi”.

Che ambiente ha trovato?
“Devo dire che la Guadense Rotogal mi ha stupito: sono un team molto valido, organizzato in maniera professionale. Seguono la categoria juniores ma il loro livello è quello di una formazione continental. E poi ci sono i ragazzi che hanno una grande passione”

Li ha già incontrati? Che cosa ha detto loro?
“Durante il primo incontro avevamo tutti le mascherine. Allora li ho fatti distanziare e ho chiesto loro di abbassarle perché è importante vedersi in faccia. Ci siamo trovati poi per provare i materiali e adesso ci teniamo in contatto con i meeting virtuali in attesa di poter tornare a lavorare in gruppo”.

E se dovesse scoprire il nuovo Gonchar?
“Mi auguro di trovare un ragazzo valido a cronometro come me. L’esperienza c’è e se posso dare una mano a farlo crescere lo faccio molto volentieri…”

 

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