Francesco Chiuchiolo: Non c'è giustizia nè dignità per la morte di Giovanni Iannelli

Antonio Mannori Giovedì 22 Ottobre 2020 Interviste

Francesco Chiuchiolo è colui che aprì la pagina social “Giustizia per Giovanni” su Facebook. Da quella tragica caduta che costò la vita a Giovanni Iannelli si sta battendo a fianco del padre Carlo per avere giustizia. Di Giovanni conosceva tutto, ne era stato direttore sportivo, amico, mentore, era legatissimo a lui come lo è con la sua famiglia.
“Affermo con forza che si continua a depistare, si è accettato il patteggiamento, l’ultima sentenza solo un continuare a togliere la dignità a Giovanni”.

iannelli 1Chi l’ha delusa di più in questa vicenda?
“Tanti, il presidente del Comitato Toscana del ciclismo Bacci, dichiarò che se andava sul luogo dell’incidente le deficienze le avrebbe trovate, ma non credo che ci sia andato, e sulla sentenza della Procura non ha detto nulla, dopo che aveva “preso atto” della decisione della Corte Sportiva. Per il sottoscritto quella maglia bianca per Giovanni in palio alla Coppa Burci e realizzata assieme al Comitato Regionale l’ha voluta mio padre, non ero d’accordo su questo coinvolgimento”.

Lei è stato direttore sportivo, perché prendere parte a una gara se non c’è sicurezza sul percorso?
“Una volta mi rifiutai quando guidavo la Ciclistica Pratese 1927 perché il tracciato era pericoloso. Le squadre devono aprire gli occhi, tutti devono battersi per la sicurezza eliminando le diversità”.

Anche l’AIDO ha voltato le spalle a Giovanni negando la maglia bianca al Giro d’Italia under 23.
“Una decisione incredibile. Giovanni ha donato gli organi per salvare altre persone, e come atleta prese parte terminandolo a un Giro d’Italia dilettanti. Non ci sono più valori umani. Il c.t. azzurro Davide Cassani il giorno dei funerali nel Duomo di Prato dichiarò il suo impegno. Cosa ha fatto? Nulla”.

Un ciclismo diverso da quando lo praticava.
“Questo ciclismo non ha futuro, peggio di così è impossibile. Non ci sono dirigenti che vogliono bene a questo sport ed ai giovani, le società chiudono, non ci sono soldi e sponsor. Nella vicenda di Giovanni la Federciclismo difende solo la società organizzatrice”.

Ed allora come andrà a finire?
“Il padre Carlo si batte come un leone, è un professionista della materia nel ruolo di avvocato, ha conoscenze, si è mosso su mille fronti. Spero che la giustizia prevalga, ma ho un dubbio che mi tormenta, colpiranno i pesci piccoli e non quelli che contano”.

Occorre cambiare allora, le elezioni sono in arrivo.
“Rinnovare i dirigenti, via tutti o quasi quelli che ci sono attualmente, trovare l’unità in Toscana. Torno alla vicenda per dire che la Federazione doveva essere al di sopra delle parti ed invece non è stato così. Chi doveva svolgere il ruolo di consulente della vicenda, ne ha fatta una memoria difensiva”.

La vita di Giovanni è stato scritto costa 1.453 euro, la somma della multa pagata dalla società organizzatrice.
“I dirigenti andavano radiati ed invece sconteranno la squalifica a stagione finita, poi torneranno anche i direttori di corsa a prendere il compenso. Perché mettere le transenne che costano? Uno sta al rischio tanto poi la multa costa meno. E’ una vergogna, guardano ai loro interessi e non pensano al bene dei ragazzi e del ciclismo. Io ho tifato, tifo e tiferò sempre per Giovanni, daremo vita forse a un’Associazione nel suo nome con iniziative di beneficenza, e Giovanni sarà sempre nei nostri cuori”.

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