Davide Malacarne: "Rimpianti e buoni propositi per il nuovo anno"

Tina Ruggeri Domenica 31 Dicembre 2017 Interviste

Tra l'Astana e il latte Busche c'è di mezzo...un oceano di latte. Quello nel quale è affondato Davide Malacarne. Più latte che fango ormai per l'ex campione del mondo di ciclocross, categoria, juniores. Era il 2005. Da quella maglia iridata, le cui insegne sono anche sulla nuova livrea della squadra friulana diretta da un altro ex iridato, Daniele Pontoni, indossata nel 2005, di latte ne è passato sotto i ponti.

malacarneIl passaggio tra i dilettanti, con le vittorie al Giro del Veneto, al Trofeo Matteotti e al Giro del Belvedere Internazionale, su strada. Poi il passaggio nei professionisti con una discreta carriera nella massima serie del ciclismo. Ma Davide Malacarne, nell'ultimo ciclocross dell'anno 2017, quello di Scorzè, è un ex campione con il volto scuro di chi sa di poter dare ancora tanto al ciclismo ma si è dovuto arrendere alla sorte. “Lo scorso anno proprio qui, corsi l'ultima gara, anche se nel fuori strada, in maglia Astana. E devo ancora capire del perché, a distanza di un anno, non ho ottenuto un rinnovo tra i professionisti. Però ormai è passato anche quel momento difficile e si guarda avanti”.

Quale il rammarico di Malacarne nell'ultimo giorno dell'anno?
“Potrei ancora dare molto al ciclismo. Altri dieci anni almeno di attività. Anche se non a tempo pieno. Sono stato certamente fortunato, appena sceso di sella, ad aver intrapreso la carriera lavorativa. Al giorno d'oggi il lavoro scarseggia e ho avuto subito delle proposte. Ho aperto anche un centro per test e allenamenti nel mondo delle due ruote ma l'azienda dove lavoro, la Latte Busche, mi ha offerto un contratto a tempo pieno. Sono addetto alle vendite al banco del Bar Bianco a Busche. 11 ore di lavoro di fila al giorno”.

E il tempo per allenarsi?
“Sacrifici enormi. Riesco a ricavarmi un'ora al giorno per uscire in bicicletta. O nella pausa pranzo o alla sera finito il lavoro. Vivo a Feltre, quindi mettiamoci pure il tempo per arrivare al lavoro a Busche. Quindi immaginate quanto posso essere in forma. Ecco un rammarico. Il mondo del lavoro e della scuola dovrebbe dare più spazio a chi va in bicicletta. Non è come stare in palestra. Il ciclismo implicate tempo, fatica, sacrifici per allenarsi, e tanta strada da percorrere. E il mondo del ciclismo dovrebbe aiutare chi rimane senza contratto”.

Speranze sogni desideri per questo 2018?
“Sto cercando alternative nel mondo del ciclismo. Intendo lavorative. Nello studio dei materiali, l'utilizzo della tecnologia, lo sviluppo. Un lavoro stabile che mi dia anche la possibilità di allenarmi. Perchè credo di essere l'unico in Italia ad aver praticato la vera multidisciplina e con successo. Ciclocrorss, e sono stato campione mondo, strada, con ottimi risultati, sia da dilettante che da professionista. Come gregario insomma ho aiutato Nibali e non poco. E infine mountain bike ad alti livelli. Dicono tanto di far fare la multidisciplina ai ragazzi. Poi quando c'è l'atleta che la fa non viene sostenuto. Comunque ora un lavoro al momento c'è. Adesso arriva avanti la stagione della mountain bike, le giornate si allungano, c'è più tempo per allenarsi. Chissà che questo 2018 mi permetta di prendermi qualche soddisfazione dopo aver mandato giù tante amarezze. E comunque sempre viva il ciclismo, grande scuola di vita”. 


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