Daniela Isetti: Mi candido per rendere più contemporaneo il nostro ciclismo

Tina Ruggeri Domenica 13 Dicembre 2020 Interviste

In splendida forma, capello biondissimo, Daniela Isetti si presenta alle votazioni del comitato provinciale di Treviso per il rinnovo della presidenza portando i saluti ufficiali in qualità di vice-presidente nazionale vicario della Federciclismo. Il suo impegno in merito all’eventuale candidatura alla presidenza nazionale della Fci sembra ormai scontato.

isettiDovesse accadere (Daniela Isetti si sta giocando ottime chances con eleganza e intelligenza e soprattutto con il sorriso, esattamente come è nel suo stile), sarebbe un evento epocale per il ciclismo e per le federazioni italiane. Sarebbe la prima donna presidente di federazione, dopo una parentesi di qualche mese per Antonella Dallari, sport equestri. Isetti, salsese di Salsomaggiore, da una vita è nel ciclismo. Ex atleta (“ma sono sempre stata un paracarro” aveva raccontato a noi di ciclismoweb in una intervista di qualche anno fa), il padre era stato presidente di team ciclistici, fin da piccola la sua passione è sempre stata la dirigenza e l’organizzazione. Nel recente passato anche l’esperienza di assessore al turismo e cultura nel suo comune. E nel curriculum significano molto. Conoscere la macchina amministrativa ormai è fondamentale.

Come è nata la sua candidatura?
“Ho avuto tante sollecitazioni dal mondo del ciclismo e dal territorio - racconta con voce squillante Daniela Isetti, mentre all’interno della sala di Vidor fanno la chiama per l’elezione provinciale del comitato più importante d’Italia -. Dopo due mandati da  vice presidente vicario credo sia arrivato anche il mio momento. Le società ciclistiche in due quadrienni mi hanno sempre dimostrato grande fiducia. A breve, appena uscirà la documentazione per le candidature nazionali, presenterò la mia e anche il programma. Sto definendo un gruppo di lavoro, o meglio una squadra che da un primo nucleo iniziale sta via via crescendo e prendendo forma. Il ciclismo abbraccia tanti settori e specialità e più professionisti, ognuno con le conoscenze nel proprio settore, stanno contribuendo alla stesura del programma. Programma che sarà condiviso e impostato sulla base delle competenze maturate, e che ci consentono di poter guardare ad un ciclismo rivisitato e innovativo, ma che comunque posa le basi su esperienze che derivano dall’aver partecipato alla vita federale e dalle conoscenze che riguardano enti esterni alla loro federazione”.

Daniela Isetti è anche tra le pochissime donne nel consiglio nazionale del Coni in rappresentanza dei tecnici, così come lo è anche in seno alla Federazione, da ben 12 anni: “Sono consigliere nazionale del Coni e rappresentante dei tecnici sia Coni che Fci. E questo mi ha permesso di acquistare conoscenze al di fuori dell’ambiente ciclistico, innescando quindi un meccanismo virtuoso di contatto e di squadra utili al movimento sportivo”.

Sarebbe la prima presidente donna a livello nazionale ma nel ciclismo, in queste ultime elezioni stanno aumentando le donne nei posti chiave, anche nei livelli provinciali: “La mia candidatura non è una candidatura in quota rosa. Non lo è mai stata e non vuole essere inserita in questo tipo di contesto. La passione, le competenze acquisite e la professionalità non hanno sesso, e non credo non si debba puntare su questo. Ma se il nostro mondo va nel senso del riconoscimento di questa candidatura attraverso il voto, potrebbe davvero segnare un momento storico per lo sport italiano, e da parte del ciclismo un grandissimo segnale culturale di svolta”. 

Cosa c’è da innovare nel nostro ciclismo?
“Per certi aspetti dobbiamo rendere più appetibile e forse contemporanea la nostra immagine, quella del ciclismo, in un mondo in continua evoluzione. Negli ultimi quattro anni ci sono stati dei cambiamenti epocali. Il ciclismo ha una storia bellissima, stupenda. 135 anni di vita, celebrati da pochi giorni, una storia da raccontare anche nelle scuole, assieme a quella del nostro paese. Abbiamo radici profonde ma allo stesso tempo dobbiamo renderci competitivi con like tecnologie che avanzano. Siamo una federazione che deve guardare alla bicicletta a tutto tondo. Certamente tra gli obiettivi primari ci sono i progetti e i programmi olimpici, rafforzando la parte tecnica per mantenere l’alto livello che stiamo dimostrando in questi anni. Ma dobbiamo anche essere maggiormente accattivanti su tutte le altre questioni che ci hanno magari visto defilati, ma che ci consentirebbero di acquisire credibilità diversa nei confronti di tanti stakeholder”.

A cosa si riferisce in particolare?
“Mi riferisco al fatto che la bicicletta è ormai indicata come strumento per una mobilità sostenibile, una mobilità lenta, volta anche alla la tutela del territorio. Insomma la bicicletta è uno strumento che se portato nelle scuole è estremamente educativo. La sicurezza, l’educazione stradale, dobbiamo crearla sin da piccoli. Uno degli obiettivi che va maggiormente sviluppato anche nelle scuole e come da indicazioni europee, incrementando appunto la nostra presenza all’interno delle scuole, accrescendo quello che è il nostro appeal anche nei confronti dei giovani. E ancora dare sempre maggiore fiducia alle società che operano sul territorio con le categorie giovanili. Abbiamo 146 scuole di ciclismo riconosciute più tutte le società spalmate sul territorio e che svolgono attività con i giovani. Devono essere maggiormente motivate e sostenute ed aiutate con i giusti strumenti perché il nostro futuro deve partire dai giovani. Il ciclismo lo dobbiamo interpretare a 360 grandi come stiamo facendo negli ultimi anni: quando parlo di ciclismo non mi soffermo a specificare ogni singola disciplina perché è implicito che ogni singola disciplina debba avere uguali diritti e uguali doveri in funzione del numero dei praticanti. Abbiamo bisogno di seguire e rafforzare tutte le specialità del ciclismo che ci mettono nella condizione di avere maggior appeal tra i giovani. Negli ultimi anni hanno preso specialità spettacolari come il bmx free style e assolutamente abbiamo la necessità di seguire tutte queste discipline innovative e che attirano i giovani. Carne al fuoco ne ho davvero tanta. Aspettate a breve il programma e vedrete”.


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