Elettrico, Colnago e Rosea. Ad ognuno il ciclismo che merita...

Andrea Fin Lunedì 08 Luglio 2019 Editoriali

Ci sono genitori che si emozionano, sbraitano e si esaltano per il successo del figlio in G1, campioni come Peter Sagan che compiono imprese incredibili e ci sono uomini ormai cresciuti che festeggiano il successo su traguardi fantasma, fatti con un pezzo di scotch sull'asfalto, senza nemmeno l'organizzatore ad assistere all'arrivo. E poi c'è lui, il campione del mondo degli amatori, Tommaso Elettrico, che vince la Gran Fondo delle Dolomiti e una delle aziende che lo sponsorizzano si prende pure il lusso di acquistare un'intera pagina pubblicitaria su uno dei quotidiani sportivi italiani. Evidentemente non bastavano i comunicati stampa, i post trionfali su Facebook e la maxi-diretta Rai...

pagina gazzettaE' sempre ciclismo. Sono sempre due ruote, si corre sempre sulla strada. Per tutti è fatica, sudore e, senza dubbio alcuno, emozione vera. Ma permetteteci di dire che qualche differenza (minima se volete) c'è. Lo sport, il ciclismo in particolare, non è democratico: in tanti prendono il via ma a vincere è uno solo. Nel ciclismo non si è tutti uguali perchè vincere il Campionato del Mondo (quello vero, quello dei professionisti per intenderci) e vincere una garetta di paese che mette in palio un pollo e una bottiglia di vino ha un peso nettamente diverso.

Persino al via delle Gran Fondo non si è tutti uguali: ci sono gli appassionati, quelli che vogliono semplicemente mettersi alla prova su un percorso diverso, provando l'emozione di mettere il numero sulla schiena, tra una giornata di lavoro ed un'altra. Loro difficilmente avranno griglie riservate e dorsali privilegiati. Là ci sono solo i "VIP". Che non sono gli ospiti, quelli che hanno scritto pagine memorabili di questo sport, ma sono i professionisti delle gare amatoriali: quelli che fanno ritiri in altura, che hanno manager, allenatore e dietista, ammiraglia e meccanico, quelli che viaggiano con gli sponsor e chiedono "l'ingaggio" agli organizzatori.

Non c'è da stupirsi, quindi, se su qualche quotidiano o in tv, oggi, trovano più spazio qualche Gran Fondo e qualche professionista degli amatori rispetto alle gare, quelle vere, riservate a professionisti, Under 23 o Juniores o ai Campionati Italiani giovanili.

E' evidente che, specie in Italia, girino molti più soldi nel mondo amatoriale che in quello giovanile ormai arrivato all'asfissia collettiva. Ed è normale quindi che siano "gli amatori" a potersi permettere certe produzioni televisive, la chiusura totale di certi percorsi e certi spazi pubblicitari sulla stampa.

Tutto nella norma, quindi. Ma visto che il ciclismo non è tutto uguale, visto che i campioni veri si contano sulle dita di una mano e che le corse, quelle vere, sono poche e ben conosciute a tutti, è giusto che ognuno abbia il ciclismo che si merita. Questo vale per il marchio di biciclette che meno di un anno fa ha visto scaraventare a terra una delle proprie specialissime da un Fabio Aru frustrato dall'ennesimo inconveniente tecnico e che ora ha scelto un amatore come proprio frontman e vale anche per quei giornali che preferiscono regalare le proprie pagine a questi "assi" piuttosto che ai campioni veri o alle promesse del futuro.

In fondo il ciclismo non è tutto uguale e gli appassionati, con le proprie scelte, sapranno riconoscere la finzione dalla realtà quando sarà il momento di fare acquisti...

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