EDITORIALI. Coronavirus: la FCI sta alla finestra

Andrea Fin Giovedì 05 Marzo 2020 Editoriali

Non c'è altro da fare che attendere le novità dal Governo: il ciclismo italiano si ferma e la FCI è costretta a restare alla finestra prendendo atto di quanto deciso dal Primo Ministro. La scarsa considerazione di cui gode il ciclismo nei palazzi della politica italiana è evidente laddove calcio, pallavolo, basket e altre discipline sono riuscite a strappare la possibilità di giocare ugualmente le proprie partite seppur "a porte chiuse" mentre il mondo delle due ruote deve solo arrendersi alla dichiarata impossibilità di gareggiare senza limitazioni di pubblico. Nessuna misura ad hoc, nessuna proposta straordinaria, nessuna idea rivoluzionaria: semplicemente ci si ferma, tutti. Dalla Milano-Sanremo all'ultima delle gare promozionali.

photo scanferla 119X3162C'è chi dirà che "si tratta di una scelta doverosa per salvaguardare la salute pubblica". Giusto. E allora iniziamo ad affrontare una quarantena seria e collettiva chiudendo anche strade, cinema, teatri, piscine, uffici, fabbriche, ristoranti e centri commerciali: pur sempre di posti di lavoro si tratta.

Dal mondo del pedale, forse, era lecito attendersi un pò più di coraggio e di spirito di iniziativa. I velodromi funzionanti ancora ci mancano ma le strutture e le professionalità per "blindare" una zona di corsa in Italia ci sono. Se non ci credete provate ad accedere senza un pass ad una area VIP dell'UCI o del Giro d'Italia.

Sarebbe sufficiente predisporre un accesso riservato ad atleti, staff ed, eventualmente, un numero limitato di pubblico con tanto di tribune o platee distanziate. Ma di questo non si è nemmeno arrivati a parlarne con le autorità competenti.

Solo una Federazione ha la credibilità necessaria per individuare il territorio dove poter ricavare uno spazio di corsa e trattare alla pari con gli interlocutori istituzionali (Sindaci e Prefetti nel caso specifico); la FCI, invece, anche questa volta, ha preferito lavarsene pilatescamente le mani, allineandosi al decreto e lasciando l'iniziativa ai singoli a cui non resterà che prendere atto dell'impossibilità di mettere in cantiere il proprio evento. Uno dopo l'altro, in una sorta di doloroso suicidio collettivo.

Non si corre, per un mese o forse più. Non sarà un dramma. Il 2020 sarà ricordato come l'annus horribilis della storia dello sport. Alla pari del 1916, del 1940 e del 1944 (le uniche tre volte in cui negli ultimi 120 anni non si sono disputati i Giochi Olimpici).

Non è certo la prima volta che il mondo del ciclismo è costretto a fermarsi per guerre e calamità. Ma guardando a tutto questo non può che tornare in mente, con un pizzico di malinconia, il profilo di Gino Bartali che non si è mai arreso al nazifascismo inventandosi il modo per salvare vite umane e che non mancava di ripetere: "L''è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare".

Di seguito le indicazioni fornite dalla FCI in relazione alle misure urgenti adottate fino al 3 aprile prossimo:

Il DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) del 4 marzo 2020 contiene misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 valide per tutto il territorio nazionale e valide, salve diverse previsioni contenute nelle singole misure, fino al 3 aprile 2020.

In particolare, per quanto riguarda l'attività sportiva, l'art. 1 comma 3 recita:
"Sono sospesi altresì gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato; resta comunque consentito, nei comuni diversi da quelli di cui all’allegato 1 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° marzo 2020 ((nella Regione Lombardia: Bertonico; Casalpusterlengo; Castelgerundo; Castiglione D'Adda; Codogno; Fombio; Maleo; San Fiorano; Somaglia; Terranova dei Passerini. Nella Regione Veneto: Vo'), e successive modificazioni, lo svolgimento dei predetti eventi e competizioni, nonché delle sedute di allenamento degli atleti agonisti, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico; in tutti tali casi, le associazioni e le società sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano. Lo sport di base e le attività motorie in genere, svolte all’aperto ovvero all’interno di palestre, piscine e centri sportivi di ogni tipo, sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della raccomandazione di cui all’allegato 1, lettera d); “Mantenere in ogni contatto sociale una distanza interpersonale di almeno un metro”.

Le Società Sportive e gli Organizzatori dovranno uniformarsi integralmente a quanto sopra esposto, riferendosi a quanto deciso e comunicato dalle Prefetture di riferimento (che sono incaricate di monitorare l’applicazione del Decreto) e a quanto deciso e comunicato dalle Regioni e dai Comuni in ordine allo svolgimento o alla cancellazione di manifestazioni ciclistiche programmate nei diversi territori.

L’Unione Ciclistica Internazionale non procederà ad alcuna cancellazione di eventi: la cancellazione di eventi dipende dalle decisioni delle autorità sanitarie dei diversi paesi a cui tutti gli organizzatori sono tenuti ad attenersi.

 

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