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Il tema di Theoris di oggi vuole essere una riflessione sull’effettiva valenza formativa delle categorie di passaggio in vista del professionismo, partendo da un'analisi dei calendari internazionale e nazionale, appena pubblicati, e di quello regionale 2015 (il 2016 è in via di definizione), cercando di dare uno spunto concreto ad atleti, team e organizzatori.

DOMANDA E OFFERTA - Sempre di più sentiamo parlare di adeguare l’offerta formativa scolastica e universitaria alle esigenze del mondo del lavoro, proponendo piani di studi con corsi che si uniformino alla richiesta futura del mercato. Formare e preparare in modo da replicare quello che poi sarà l’attività futura, questa è la nuova frontiera nella formazione, ma il mondo del ciclismo Italiano sembra non riuscire a seguire questa tendenza. Certo un grandissimo peso lo ha la crisi economica e l’evolversi dei tempi (esempio: il traffico) che ha “rimescolato” un sistema che per anni è stato il faro invidiato di tutto il mondo, ma come sempre il miglioramento e il cercare nuove soluzioni, dipende anche dalla volontà dei singoli e dal ricercare nuove soluzioni.

Perciò vediamo oggi cosa propone il dilettantismo Italiano, il panorama europeo e quanto chiede il Word Tour; tre paralleli virtuali, per uno spunto utile a chiarire la problematica e trovare nuove soluzioni. Dato che l’obiettivo è delineare una tendenza, l’analisi è stata fatta con una scansione totale “al lordo” includendo tutti i giorni di gara, come se un atleta potenzialmente potesse correre tutte le gare, anche le concomitanti, e non scegliendo gli obbiettivi più graditi.

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Nella puntata precedente (clicca qui) abbiamo affrontato il tema del recupero invernale, argomento d’attualità nei mesi di pausa per gli atleti ciclisti su strada. Questa settimana e nelle prossime puntate seguendo questo filo conduttore andremmo a indicare ulteriori azioni e comportamenti che possono essere utili a rigenerare il fisico e prepararsi per una nuova stagione agonistica, partendo nel migliore dei modi.

Spesso i mesi freddi di pausa vengono impiegati dagli atleti per un periodo di ferie alternativo, magari in mete esotiche, dove le possibilità di attuare un programma di “rigenerazione” è spesso contrastato da abitudini contrarie alla vita che un atleta dovrebbe sostenere (alimentazione, orari, ecc.). Certo i benefici di uno stacco radicale possono trovare giustificazione nel compensare lunghi mesi di allenamenti, ma perché non valutare un periodo di ferie dove ci sia la possibilità di recarsi in una zona termale, o quantomeno in un mese di stacco dividere i due periodi con uno libero e uno alle terme. Con un po’ di attenzione poi si possono scegliere località termale dove ci sono pacchetti pensati proprio per gli sportivi, con personale dedicato (principalmente massaggiatori sportivi) e equipe professionali per eventuali recuperi da traumi o dolori articolari e muscolari che magari abbiamo un po trascurato durante la stagione.  

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In questo periodo dell’anno, comincia una delle piú importanti fasi dell’allenamento, il RECUPERO. Durante l’anno i periodi di recupero sono molto importanti, ma anche piuttosto ridotti a causa dei  numerosi impegni che ci aspettano, e dunque i mesi invernali che seguono lo stop delle gare assumono un importanza vitale per il ripristino delle migliori condizioni fisiche.

Durante la stagione, infatti, il fisico accumula scorie in quanto ha continuamente costruito e demolito sostanze per produrre energia, per permetterci di andare più forte possibile. Queste sostanze, con l’accumularsi durante l’anno, non riescono ad essere smaltite molto velocemente, per cui rimangono nel nostro organismo in attesa di essere convertite, trasformate in modo che possano poi essere espulse. Per essere espulse devono arrivare tramite i sistemi circolatori agli organi emuntori, che le trasformano e le espellono attraverso aria, liquidi e prodotti di scarto. In tutti questi passaggi noi possiamo intervenire e “aiutare” il sistema.

Uno dei sistemi di trasporto piú importanti è sicuramente l’apparato circolatorio. Se parliamo di circolazione si pensa principalmente al sangue, ma in realtà esiste un sistema circolatorio molto più possente (ha più liquidi in circolo) ed è il sistema linfatico, il vero spazzino dell’organismo.

Il sistema linfatico è una complessa rete di collegamento di nodi, dotti e ghiandole come il timo, la milza e le tonsille. E' un sistema in cui scorre il liquido linfatico, necessario per lavare e pulire le nostre cellule e per trasportare via le scorie. Il sistema linfatico provvede a tutte le tossine che vengono da fonti esterne, (cibo sbagliato, inquinamento ambientale, tossine in genere, ecc.), ed anche alle endotossine che sono neutralizzate nei linfonodi e nel tessuto linfoide.

Un sano sistema linfatico è anche di aiuto nella “pulizia” del sangue, attraverso la più grande massa di tessuto linfatico presente nel corpo: la milza; essa infatti è specializzata a distruggere i globuli rossi logori, ormai da eliminare e nella gestione del delicato equilibrio tra i globuli rossi e quelli bianchi.

Questo sistema quindi assume un’importanza notevole in questo periodo in cui il nostro fisico non viene piú sottoposto a stress elevati. Cerchiamo dunque di capire come possiamo aiutare a questo sistema a lavorare meglio, evitando stress anche a questo sistema.

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La sua invenzione è sicuramente una delle scoperte che hanno cambiato il mondo, e senza di essa la bici non esisterebbe, ma se agli albori del ciclismo la scelta era ristretta a poche varianti lo sviluppo dei materiali offre oggi una gamma quasi infinita di possibilità.

Theoriis oggi parlerà di ruote, proponendo alcune considerazioni e suggerimenti per orientarsi al meglio nel panorama attuale, restringendo il campo alla sola specialità della strada, per ovvi motivi di spazio...

Innanzitutto partiamo dagli elementi che dovrebbero guidare la scelta, e al di là del costo, i principali sono la specialità, il percorso da affrontare,  le condizioni meteo previste.

Tutti e tre gli elementi si vanno combinati e devono essere ben valutati con i rispettivi pesi specifici. Facciamo un esempio: è  chiaro che in una cronometro molto veloce e pianeggiante, sarà l’aereodinamica l’elemento  prioritario per la scelta a favore della lenticolare, ma la valutazione del  meteo con assenza o presenza di vento (specie se laterale) è condizione imprescindibile per operare la scelta migliore. Certo l’elemento “penetrazione dell'aria” è essenziale, considerando che la resistenza aumenta al quadrato della velocità, ma và anche considerato che un vento medio di 35 km/h, con un impatto laterale diretto, spinge mediamente attorno ai 2 kg su una lenticolare contro i 0,6 kg di una ruota con profilo da 50 mm. Questo dato spiega come mai nella cronometro su strada si prediliga la configurazione lenticolare posteriore e alto profilo anteriore.

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Biomeccanica. Se si parla di biomeccanica applicata al ciclismo la prima cosa che viene in mente è sicuramente la posizione in bici. Infatti la modulazione e la posizione nello spazio dei 5 punti di contatto tra il nostro corpo e la bici fanno si che la nostra azione sia piú comoda, più sicura, più efficace e di conseguenza più performante. Dobbiamo dunque capire perché sia utile, e perché il biomeccanico debba essere un vero professionista per ottenere i risultati sperati.

Se ci rivolgiamo ad un biomeccanico per prima cosa quest'ultimo dovrà informarsi sulle problematiche eventuali dell'atleta, perché prima di tutto anche l'atleta è un essere umano, poi un ciclista. Quindi informarsi su eventuali infortuni, problematiche di carattere posturale, problematiche osteoarticolari risulta fondamentale per comprendere quale sia la posizione più idonea a evitare sofferenze e sovraccarichi.

Una volta completata questa fase si dovrebbero valutare, tramite delle prove specifiche, eventuali dismetrie e squilibri muscolari per comprendere meglio l'utilizzo diverso delle varie catene muscolari. Infatti, ad esempio, nel caso di una dismetria non sempre è necessario inserire degli spessori. Infatti bisogna valutare se la dismetria sia anatomica o funzionale, ovvero se sia generata da reali differenze nella lunghezza delle ossa o se i rapporti articolari tra le varie ossa siano diversi, generando così scompensi che simulano una differenza nella lunghezza dell'arto che in realtà non c'è. Per questo prima di inserire spessori o fare determinati spostamenti bisognerebbe avere determinate certezze. Per fare un esempio, se a casa abbiamo un armadio storto potremmo inserire degli spessori sotto un piede e raddrizzarlo. Ma prima bisogna capire se sia il mobile che inclinato, o se è il pavimento sotto di esso che sta cedendo. Inserire spessori infatti può addirittura risultare deleterio se quella dismetria è funzionale. Avvalendosi di un fisioterapista o con l'esecuzione di esercizi di rinforzo mirati infatti potremmo risolvere il problema. Inserendo lo spessore invece potrebbe essere che le fasce muscolari dominanti, ovvero quelle che essendo più forti di altre generano una dismetria, abbiano ancora più il sopravvento sulle fasce deboli. Il problema potrebbe così addirittura accentuarsi e sfociare poi in una infiammazione di carattere acuto.

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Nel ciclismo la forza è sicuramente una componente importante. La potenza infatti non è altro che il prodotto di forza e velocità. Come spiegato nel capitolo della potenza (clicca qui), possiamo ben capire che questi fattori sono inversamente proporzionali  e dunque all'aumentare di uno vi è una diminuzione dell'altro.

FORZA X VELOCITA' = POTENZA - Nonostante da che mondo è mondo, come il buon P.E. Di Prampero insegna,  la forza sia una sola, ovvero il prodotto di massa per accelerazione, nel ciclismo attuale sono state codificate diverse tipologie di forza, a seconda della percentuale rispetto alla forza massima e a seconda della velocitá di contrazione muscolare ovvero a seconda della frequenza di pedalata. Si parla per esempio di forza esplosiva, forza dinamica, forza resistente, resistenza di forza e altre ancora. A seconda della caratteristica che vogliamo sviluppare, dovremo eseguire esercizi alla corretta "quantità" di forza. Questo perché a seconda della percentuale di forza usata, rispetto alla forza massimale, si sviluppano fibre muscolari e caratteristiche fisiologiche diverse.
 
Una esercitazione che stimola i muscoli ad una intensità di forza molto elevata andrà ad agire su determinate fibre, soprattutto quelle più "veloci", mentre esercitazioni che utilizzano minor forza vanno ad agire su fibre più "lente". A seconda dell'esercizio poi le fibre "intermedie" assumeranno le caratteristiche che verranno stimolate di più attraverso gli allenamenti, e anche il tipo di substrato energetico utilizzato, varierà  a seconda dell'intensità e della quantità di forza utilizzata proprio in virtù delle caratteristiche intrinseche delle diverse tipologie di fibre.

Proprio per questa serie intrecciata di fattori, i lavori di forza sono tra i più difficili da quantificare, pianificare e da misurare. Per riuscire a lavorare in maniera precisa poi bisognerà affidarsi al solito misuratore di potenza. Come detto sopra la forza è rapporto tra potenza(potenza applicata al pedale) e velocità(calcolo della velocità di rotazione del pedale in base alle rpm). Il risultato espresso in N(Newton) è l'effettivo quantitativo di forza applicato.

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Le puntate di Theoriis dedicate alle fasi sensibili hanno riscosso molto successo tra i lettori di ciclismoweb.net che hanno scritto per avere informazioni e per approfondire il tema. A grande richiesta, la redazione di ciclismoweb.net è lieta di offrirvi un altro intervento del dott. Andrea Fusaz sull'argomento...

Fasi sensibili. Dopo averle illustrate, sezionate e osservate sull’attività ciclistica giovanile, l’ultima domanda del tema affrontato è una: il ciclismo in età giovanile, può trovare un altra ricaduta forte e marcata, oltre ai benefici dell’attività ludico sportiva in se, già illustrati?

Sicuramente si, ed il tema è traversale. Oltre alle ricadute maggiori relative alla lotta all'obesità e lo sviluppo di diverse capacità e abilità vi sono anche ricadute diverse, non "motorie". Alcune capacità coordinative si intrecciano infatti con il bagaglio che dovrebbero avere a disposizione tutti gli utenti della strada.

E’ semplicistico ricordare che anche il buon senso consiglia di imparare prima ad andare in bici e poi guidare un ciclomotore e successivamente un automobile, ma questa affermazione all’apparenza banale contrasta con i dati reali che vedono,  ad esempio, più alta la percentuale di bambini fino a 6 anni che sanno utilizzare un PC per giocare in luogo di quelli che sanno andare in bici (dato awg).

Ma entriamo nello specifico:  

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Come promesso eccoci qui per parlare ancora di "fasi sensibili (clicca qui per rileggere la prima parte)... Ve ne siete fatti un idea?

CORAGGIO - Tra le righe di quello che abbiamo già scritto nella puntata precedente si intravvede come l'attività che viene attualmente proposta a livello giovanile non sia quanto di più completo, vario e formativo per i nostri ciclisti in erba.

Già. Le variazioni introdotte negli anni precedenti dimostravano una ricerca di correttivi che poi non ha trovato un applicazione strutturata. Dalla domenica di sole gimkane, alle domeniche miste gimkane o sprint, alle domeniche con gara classica, alla terza domenica alternativa... tutte iniziative che sono poi naufragate nella mancanza di riscontri da parte delle società in quanto l'organizzazione di queste gare fa si che sia molto difficile la gestione degli spazi e delle tempistiche a disposizione.

PRIORITA' - A questo punto proviamo a sezionare una semplice gara di giovanissimi su strada. I ragazzi, per parteciparvi, devono essere presenti dalla partenza dei G1 all'arrivo dei G6. In media 3 ore, per un tempo di competizione che varia dai 5' ai 15'. In tutto questo tempo i nostri ciclisti provetti non possono usare la bici, in quanto ci sono altre gare in corso, e qui troviamo la prima enorme falla del sistema: non vi sono attività collaterali che permettano alle nostre piccole pesti di sfogare la loro vitalità sulla bicicletta, ne attività di “completamento del loro bagaglio” con stimoli alle altre capacità.

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Ha radici nell’antichità, fissate addirittura nella Bibbia, il detto “c’è un tempo per ogni cosa e ogni cosa ha il suo tempo” e la valenza filosofica dell’affermazione si presta a molte applicazioni nella vita, ma almeno in una è centrata anche per l’attività sportiva. Theoriis oggi si occuperà di una prima puntata sulle “fasi sensibili” cioè quei  periodi dell'età giovanile in cui le diverse capacità motorie presentano un attitudine, su base ontogenetica, al miglioramento.

Anche se fin dagli albori della teoria sportiva questi argomenti erano emersi, lo studio massivo si sviluppa dal 1970 in poi con numerosi studi sull’argomento tra i quali i più significativi sono quelli di Martin (creatore di uno schema molto preciso), Volkov e Werbitz che declinano in maniera certa che la stimolazione di determinate capacità (motorie, cognitive, emotive, relazionali, ecc.), in precisi periodi della crescita, ne esalta i processi di sviluppo, mantenendoli poi nel bagaglio dell’ atleta nel proseguimento della sua vita.

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Diversificare, sembra essere questa la parola magica per il successo in materia di impianti sportivi dedicati al ciclismo. Una formula semplice affrontata in maniera diversa in tutto il mondo, ancora apparentemente lontana anni luci per quanto riguarda l'Italia.

MODELLI A CONFRONTO - Ma analizziamo due modelli tutti europei. In ordine di inaugurazione: la Ballerup SuperArena in Danimarca, a pochi chilometri da Copenhagen (consegnata nel 2001) e il Velopark di Londra inaugurato, sfruttando il treno Olimpico, nel 2012. Si tratta di due impianti coperti, con un veloce fondo in legno da 250 mt e curve che variano dai  45° ai 43°.

Simili anche le capienze: la pista danese può arrivare a 6.500 posti a sedere e fa il paio con l’impianto Inglese che si ferma a 6.000. Per avere un metro di misura, il velodromo Fassa Bortolo di Montichiari (Bs) può contenere 1.400 persone, ampliabile fino ad un massimo di 2.000 includendo i posti in piedi. 

Ambedue offrono un pacchetto completo anche per gli estranei al ciclismo: possibilità di noleggiare caschi, scarpe, bici, e la disponibilità di abbonamenti, regalare carte ingresso per familiari o gruppi.

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Sono passati ormai decenni dai primi SRM, a quel tempo unici sul mercato, e oggi se si parla dimisuratori di potenza abbiamo l'imbarazzo della scelta. Oggi non faremo consigli degli acquisti, ma daremo delle indicazioni su come usare un misuratore di potenza.

Con l'utilizzo di questo strumento il metodo di allenamento viene stravolto, in quanto la frequenza cardiaca passa in secondo piano, e il dato proncipale da osservare sarà la potenza. I battiti cardiaci però saranno molto utili per capire lo stato di stanchezza generale in cui versiamo. Se all'esecuzione di una ripetuta a X watt, ci accorgiamo di avere 10 battiti al minuto in meno rispetto al normale significa che il cuore non riesce ad assecondare la potenza espressa dalle gambe, e quindi sarà meglio riposare piuttosto che spingere inutilmente. Ovviamente prima di eseguire qualsiasi allenamento sarà necesario eseguire un test di valutazione da cui verranno estrapolati dei valori di frequenza cardiaca e di potenza da seguire poi durante gli allenamenti successivi. Molto importante è che il test sia effettuato con strumenti idonei, e che il misuratore di potenza utilizzato abbia una precisione adeguata. Alcuni rulli infatti, nonostante mostrino dati di potenza, non risultano affatto precisi.

Tornando ai misuratori di potenza, il primo impatto con questo strumento è sempre traumatico. Mantenere una potenza costante, inizialmente, sembra un impresa per pochi eletti. Il primo consiglio, che sicuramente é fondamentale, è l'impostazione del display del ciclocomputer. Tra i dati da tenere in prima pagina bisogna sempre impostare la potenza istantanea e soprattutto la potenza media sui 3 secondi.

Così facendo evitiamo di vedere eccessive fluttuazioni dei dati che farebbero solo confusione, ma vediamo una media della potenza erogata negli ultimi 3 secondi di pedalate. Inizialmente anche questo valore sembrerà impossibile da mantenere costante, ma piano piano diventerà sempre più facile da assecondare. Un altro dato da mantenere in prima pagina sarà la "potenza giro". Con questo dato, utilizzando la funzione giro o lap del ciclocomputer, riusciamo a tenere sott'occhio la potenza media della ripetuta che stiamo eseguendo. Se abbiamo a tabella una ripetuta da 3' a 300w potremo quindi osservare la potenza sui 3" come feedback immediato per l'intensità per adattare la spinta sui pedali, e potremo poi tenere d'occhio la potenza sul giro per controllare che l'intera ripetuta sia stata eseguita a una potenza coerente con i 300w richiesti. Uno scarto del 5% risulta del tutto fisiologico, specie se alle prime armi, ma mano a mano che prenderete mano con lo strumento vedrete che riuscirete a portarvi a valori molto vicini alla potenza richiesta.

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Sul pavimento una pozza di sudore, nelle orecchie un rumore costante… davanti agli occhi il muro, o per i più organizzati una televisione… Per chi ama il ciclismo può voler dire una cosa sola: RULLI. Il meteo inclemente porta ad utilizzare questi strumenti di allenamento, che permettono di allenarsi all’interno delle case calde asciutte ma, allo stesso tempo, rendono gli allenamenti un po’ meno divertenti. 

Oggi andiamo ad analizzare le varie possibilità che ci vengono offerte dal mercato e cercheremo di capire quali siano le tipologie di rulli migliori in base alle vostre esigenze. Analizziamo  fondamentalmente due aspetti: la fluidità, ovvero la capacità del rullo di rendere l’esperienza ciclistica il più simile a quella stradale, e la possibilità di raggiungere elevati valori di potenza.

RULLI CLASSICI - Partiamo dai cari vecchi rulli classici, composti da 3 cilindri su cui la bici rimane completamente libera. Questi rulli sono ottimi per quanto riguarda la fluidità, ovvero la pedalata risulta simile alla pedalata stradale, ma la resistenza offerta è piuttosto bassa.

Effettuare dei  lavori ad intesità media ed elevata risulta impossibile in quanto non vi è altra possibilità di aumentare il wattaggio, se non quella di aumentare la velocità.

Questo fa si che esercitazioni di forza o di esplosività siano impossibili da effettuare, mentre sia più semplice eseguire esercitazioni a potenza costante ad intensità medio-bassa o esercitazioni riguardanti frequenze di pedalata molto elevati.

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Si apre quest'oggi con la prima puntata dedicata agli esercizi di "Core Stability" una nuova, importante rubrica, che va ad arricchire ulteriormente l'offerta di ciclismoweb.net. Una pagina dedicata alla preparazione fisica e medica del ciclista, che sappia dare informazioni utili e concrete al lettore sulle innovazioni più interessanti che riguardano tecnica, programmazione, alimentazione, posizionamento e tanto altro ancora. Nasce così "Theoriis" la rubrica firmata dal dottor Andrea Fusaz, responsabile del CTFlab di Lovaria (Ud).

Theoriis, questo il termine usato dagli antichi latini per parlare di tutto ciò che era teorico, avanzato e per indicare le intuizioni migliori, quelle capaci di condurre al progresso e, quindi, alla vittoria.

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Ex ciclista, laureato in Scienze Motorie nel 2009 presso il Polo Medico dell'Università di Udine e in Scienza dello Sport nel 2013 presso lo stesso ateneo con 110 e lode, il dottor Andrea Fusaz è oggi la figura di riferimento del CTFlab di Lovaria (Ud) all'interno del quale svolge il ruolo di preparatore atletico e tecnico del posizionamento biomeccanico.

Il centro, dotato si Sistema Retul, si occupa di perfezionare al massimo la biomeccanica e la preparazione atletica degli sportivi in genere con un occhio di riguardo verso il ciclismo. I positivi feedback raccolti in questi anni di attività hanno consentito al centro, che nasce in supporto del team ciclistico under 23 italiano, "Cycling Team Friuli”, di divenire un insostituibile punto di riferimento per diversi atleti di alcune formazioni World Tour come Astana, BMC, Cannondale, Katusha oltre che numerosi team professional come Androni Giocattoli e UnitedHealthcare e altre compagini giovanili.

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